Giorgio Marincola, partigiano “negro”, ucciso a Stramentizzo

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Nel 1941 Roma è ancora molto lontana dal diventare città aperta, e a piazza san Giovanni in Laterano due studenti universitari passeggiano in pieno giorno. Uno dei due è quasi spaventato quando un amico lo ritrae in una foto e forse ha più di un motivo per esserlo. Si chiama Giorgio Marincola, ha 18 anni, è nato a Mahaddei Uen (Somalia) il 23 settembre 1923, morirà a Stramentizzo, vicino Castel di Fiemme (Trento) il 4 maggio 1945. Giovane azionista, allievo del professore di storia e filosofia Pilo Albertelli (trucidato poi alle fosse Ardeatine), Marincola sarà l’unico partigiano italiano di colore decorato nel 1953 alla memoria con la medaglia d’oro al valore militare. Dietro la certificazione della medaglia c’è una storia frammentata che è stata ricostruita nel 2008 da Carlo Costa e Lorenzo Teodonio in un libro Razza Partigiana (Iacobelli editore) che è poi diventato un progetto in rete. I pochi fatti certi della biografia di Marincola si mescolano a silenzi, pudori e imbarazzi. Nelle testimonianze raccolte tra gli ex compagni di scuola, la descrizione di Giorgio è sempre etica e caratteriale, mai fisica: “nella memoria i tratti somatici di Marincola sfumano nell’affetto e nei legami amicali, nelle impostazioni e convinzioni ideologiche”. Il nero ricompare invece nel disprezzo dichiarato di un’anziana insegnante e nell’aggressività di un compagno di classe. L’odio davvero acceca? O forse paradossalmente ci vede meglio? Silenzio ci fu anche quando si trattò di riconoscere l’identità del cadavere del partigiano nero. Un ufficiale medico sudafricano? un soldato afroamericano? un internato mulatto del lager di Bolzano? Era invece semplicemente un italiano di origine somala, figlio di un sottoufficiale calabrese dell’esercito e di una donna somala. Marincola passò indenne per le leggi razziali che mettevano al bando i meticci grazie al precedente riconoscimento paterno, idem per la sorella. Marincola divenne partigiano a Roma poi  si spostò a Viterbo, sabotaggio e guerriglia, poi fu paracadutato a Biella al seguito di Edgardo Sogno. Di nuovo in azionevenne fatto prigioniero, torturato e spedito nel lager di Bolzano, poi arrivò la liberazione da parte degli alleati nel gennaio 1945 ma il tenente partigiano “Mercurio” trovò il modo di ritornare tra le formazioni partigiane in val di Fiemme a combattere contro le sacche di resistenza tedesche. Nel suo destino incontra quello di tanti italiani, nascosto per decenni. Marincola muore infatti nell’eccidio di Stramentizzo, primi di maggio del 45, a guerra finita. Il fascicolo della strage nazista è tra i 695 fascicoli riguardanti crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazi-fascista, occultati subito dopo la guerra e rinvenuti nel 1994 in uno sgabuzzino della cancelleria militare di Roma , dentro quello che fu definito “l’armadio della vergogna da Franco Giustolisi che dell’intera storia ne fece un libro per Nutrimenti nel 2004. Nell’elenco dei faldoni c’è anche il promemoria “Atrocities in Italy” dei servizi segreti britannici che avevano raccolto denunce e materiale. Nel massacro Marincola è colpito alle spalle, “struck by bullet on left shoulder blade” sta scritto nel rapporto. Le SS oramai allo sbando, uccisero a tradimento civili e partigiani, bruciando le case di due paesi, per poi sfilare cantando i propri inni. Oltre alla medaglia e una laurea in medicina ad honorem, di Marincola rimangono poche cose: gli appunti da studente, i ricordi degli amici e dei compagni di scuola. La scelta di campo antifascista avvenne al liceo, tra Albertelli e Croce, ma nulla è documentato per certo. Nulla tranne le sue azioni, “i’ve stood, and fired, and killed” avrebbe scritto Fenoglio più tardi. Dal 2008, grazie a “Razza Partigiana”, la storia di Giorgio Marincola è tornata alla luce.

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