L’impermeabile di Peter Falk strapazzato dall’Alzheimer

Due immagini, quella del tenente sornione e di un vecchio impazzito, e in mezzo una carriera ostinata, da Broadway al nevrotico Cassavetes.

Se non ci fosse di mezzo l’Alzheimer, il processo degnerativo delle cellule cerebrali  che intacca la memoria per poi procedere  oltre, basterebbe ricordare Peter Falk per “il Tenente Colombo” tanto il suo impermeabile spiegazzato, quel mezzo sigaro sempre spento  e l’aria fintamente distratta, insomma il marchio di fabbrica di un personaggio entrato  nell’immaginario collettivo si potrebbe appiccicare tranquillamente all’intera  carriera dell’attore. Persino alle foto più recenti di un Falk smarrito, ridotto a vagare per le strade di  Los Angeles, in stato confusionale e con i vestiti sporchi, mentre urla frasi senza  senso. Due volti della stessa sagoma: la prima un po’ arruffata e sorniona ma nel  pieno controllo di sé, la seconda completamente abbandonata alla deriva della  malattia, persino incattivita.

Nel mezzo sta una carriera e un modo di essere di un attore sottovalutato e originale, come Ben Gazzarra, entrambi divi del cinema sì ma di quello indipendente anni sessanta di John Cassavetes: umanità nevrotica e schizofrenica, e una recitazione  istintiva, un realismo esaltato anche dall’improvvisazione con un Falk molto  energico e virile, a tratti brusco, lontano dal candore,  dall’intelligenza e l’ironia  dissimulate del Tenente Colombo.  “Una moglie” fu candidato all’Oscar assieme a Gena Rowlands. Nessuno dei due vinse la statuetta ma la storia del  cinema non sempre fa rima con le decisioni dell’Academy. Eppure il film incassò 11  milioni di dollari, una cifra enorme per l’epoca. Negli anni Novanta “Una moglie” è diventato “patrimonio nazionale” della Biblioteca del Congresso.

 “Di Peter Falk non ci si stanca mai” racconta Peter Bogdanovich in “Chi c’è in quel film?”,  libro di ritratti e conversazioni con le stelle di Hollywood pubblicato da Fandango. Probabilmente perché l’attore aveva il fisico da caratterista ma un peso di scena diverso. Falk era nato a New York il 16 settembre del 1927 da padre polacco di origini  ceco-ungheresi e madre russa di religione ebraica e curiosamente aveva spesso recitato la parte dell’italoamericano. Per William Friedkin, che lo aveva diretto in “The Brink’s Job”, Falk era “molto di più del tenente Colombo, aveva un arco espressivo che  lo portava con facilità dalla commedia al dramma. Poteva spezzarti il cuore o farti  ridere fino alle lacrime”

 Tra lucidità e assenze, tra dettagli che riemergono quasi inutilmente come flash  improvvisi e interi nodi esistenziali che svaniscono sempre più ricoperti dall’oblio della malattia, c’era solo un cosa che poteva ricordare con certezza a Falk ogni  giorno un pezzo di vita, come una sorta di amuleto. L’attore aveva infatti  perso l’occhio destro all’età di 3 anni. A causa di un tumore, i medici furono costretti  ad asportargli il bulbo oculare, sostituito da quel momento con un occhio di vetro. Una  menomazione su cui spesso l’attore aveva trovato il modo di scherzare, “ormai se qualcuno mi chiede quale occhio è il cattivo, devo fermarmi a pensare…”, e che se da una parte era stata la causa delle prime bocciature ai provini dall’altra aveva poi determinato con successo la sua espressività tra l’ironico e l’incredulo.

Più difficile forse, per i suoi 83 anni agitati dalla demenza senile ma anche per un  pubblico più giovane, ripassare i punti cruciali di una carriera, soprattutto perché i suoi film più importanti sono anche molto distanti tra loro.  Falk veniva dai teatri di Broadway e dopo aver avuto ruoli minori in film di secondo  livello, arrivò nel 1960 al suo primo vero film,  “Sindacato Assassini”, con cui  ottenne una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. L’anno dopo è in  “Angeli con la Pistola”, ultimo film di Frank Capra dove Falk recita a fianco di Bette Davis e  Glenn Ford, all’epoca due mostri sacri. Il ruolo dell’ex angelo in “Il Cielo sopra Berlino” invece è del 1987. Quello di  Wenders, che lo chiamò a recitare nella parte di se stesso, era già un bilancio in corsa, molto prima dell’arrivo della malattia e delle questioni tra figlia e seconda moglie a proposito della tutela legale. Quel film in bianco e nero di un ispirato regista tedesco fu insomma per Falk la prima occasione per  uscire fuori dagli esordi degli anni sessanta, dal successo dei settanta e dalla buffa e tutta attoriale consacrazione de “il Tenente Colombo” (il primo episodio venne girato da un giovanissimo Steven Spielberg).

Non hanno mai recitato insieme, ma Peter Falk ha condiviso lo stesso destino con Anne Girardot, l’attrice morta a febbraio all’età di 79 anni sempre a causa del morbo di Alzheimer.

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