Le interviste impossibili spacciate per vere di Debenedetti junior

Obama? Una grandissima delusione. Sono stato fra i primi a credere in lui, ad appoggiarlo, ma adesso devo confessare che mi è diventato perfino antipatico. In questo primo anno, nulla di rilevante, nulla di diverso da quello che la banale quotidianità del potere lo portava a fare. Si dirà: la riforma sanitaria. Ebbene, quella è un’ottima novità per l’America, ma non basta. Sembra una bandiera sventolata per mascherare il nulla, perché i risultati di questa presidenza per ora sono il nulla». A novembre 2009, nell’intervista rilasciata a Tommaso Debenedetti e pubblicata su Libero, Philip Roth non poteva certo immaginare che Obama avrebbe compiuto l’impresa storica della riforma sanitaria. Ma non pensava neanche di essere deluso da Obama, né di volerlo rivelare al freelance italiano.


Così quando a febbraio 2010, sul Venerdì (con tanto di cover dedicata), Paola Zanuttini chiede lumi della risentita insoddisfazione verso Obama, Roth cade dalle nuvole: «Ma io non ho mai detto una cosa del genere. É grottesco. Scandaloso. É tutto il contrario di quello che penso. Considero Obama fantastico. (…) Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo Libero. Smentisca tutto. Ora chiamo il mio agente».
Eppure Roth aveva già incontrato Debenedetti, nel 2008 (intervista pubblicata su Il Piccolo di Trieste), dove la parola d’ordine verso Obama era diversa: «Mi è stato difficile abbandonare il mio abituale stato d’animo verso il potere, quel senso di rabbia, disincanto, amarezza che mi accompagnava ogni volta che mi trovavo a riflettere sulla politica. Poi è successo qualcosa. Ho ascoltato i primi comizi di quel senatore afroamericano. Ho sentito che non era come gli altri. Volevo dire basta e invece seguitavo ad ascoltarlo. Ho dovuto ammettere che le parole di Obama mi ridavano speranza».

La clamorosa smentita di Roth non è passata inosservata. Non si tratta di semplici errori come quelli che nel 2003 costarono le dimissioni al giovane giornalista del New York Times Jayson Blair, dove una inchiesta interna affidata a cinque colleghi rivelò che in 39 casi i suoi articoli erano pieni di falsità, particolari e citazioni inventate o rubate a giornalisti dei quotidiani locali. Per Debenedetti è stata sufficiente una persona sola, Judith Thurman, del prestigioso New Yorker, che ha verificato in questi giorni se Roth sia l’eccezione e non la regola, come era stato invece per Stephen Glass, freelance per Rolling Stone e Harper’s, cacciato per aver completamente inventato 27 delle 41 storie che aveva scritto per il New Republic. Ed ecco allora, dopo una prima ricerca, spuntare fuori un altro nome importante: John Grisham, stavolta intervistato per Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

L’autore è sempre lui, Tommaso Debenedetti, romano, classe 1969, nipote del più grande critico letterario italiano, Giacomo, autore de Il romanzo del Novecento. Il nonno cercava pazientemente di formare un canone di scrittori del novecento, il nipote il canone ce l’ha già, deve solo raggiungere fisicamente gli scrittori. Se i nomi sono quelli di Roth e Grisham, le interviste sono quasi impossibili: ma non come quei divertiti ed eruditi salti nello spazio in onda sulla Rai negli anni ’70, dove Umberto Eco intervistava Beatrice e Italo Calvino Montezuma. Qui il salto è spaziale.
Anche Grisham a gennaio 2010, è deluso da Obama (la disaffezione degli scrittori verso Barack e il ritorno del razzismo accomunano molte interviste di Debenedetti): «L’entusiasmo di un anno fa è lontanissimo, ora la gente qui ha rabbia verso Obama, gli rimprovera di aver fatto poco o nulla e di aver promesso troppo». C’è posto anche per Gore Vidal, addirittura intervistato per L’Espresso, nel dicembre 2009: l’intervista rimossa ufficialmente, è ancora rintracciabile in rete. É un Vidal che ha «nostalgia della tragicomica Italia», un Paese dove Berlusconi «moriva dalla voglia di far sapere agli italiani quanto era bravo con le donne?! Un po’ conosco gli italiani e le assicuro che questa è stata una geniale trovata pubblicitaria: piace il potente donnaiolo che nel suo palazzo si circonda di grazie femminili e sa anche accontentarle. É così dai tempo dell’Impero romano, anche Mussolini ci teneva a dire che aveva amato più di mille donne!».

La Thurman rintraccia Vidal che dice di non aver mai sentito nominare Debenedetti. L’Espresso smentisce categoricamente, citando anche una intervista ad Abraham Yehoshua: «Le interviste firmate Debenedetti sono apparse sulla rassegna online dei quotidiani locali che nulla hanno a che vedere con il settimanale. Debenedetti non ha mai scritto sul settimanale né sul sito».
Grazie all’archivio online del Piccolo la Thurman scopre anche una lunga intervista a Herta Müller sulle foibe. La lista si allunga e il New Yorker mette a disposizione una mail per tutti gli intervistati e truffati. La Müller non è l’unico Nobel. Nega Toni Morrison (a cui Debenedetti faceva commentare persino i fatti di Rosarno), «Impossibile» dice E.L. Doctorow mentre Gunther Grass dice di avere «buona memoria» ma non v’è traccia di interviste con Debenedetti. «Molto improbabile» assicura la moglie di Jean Marie Gustave Le Cleziò. All’elenco si aggiunge Le Carré, tirato in ballo dal Guardian che ricorda una smentita del 2006 dopo la solita intervista: «Non ho mai detto che avrei votato Berlusconi». E ci sono ancora da verificare quelle a Turow, Naipaul, Saramago, Coetzee, Smith e Oz.

Quando finalmente l’altro ieri la Thurman rintraccia il freelance, Debenedetti nega tutto e afferma che Roth e Grisham su Obama «mentono per ragioni di opportunismo politico». Prove per scagionarsi come appunti o registrazioni non ce ne sono. Motivazioni finanziarie neanche, perché il Piccolo pagava venti euro a pezzo. Debenedetti è stupito dell’accusa, un po’ come quando mesi fa circolò la notizia della morte del padre, scrittore e autorevole firma del Corriere della Sera, un falso che maliziosamente la Thurman gli chiede di commentare al telefono: «Sono seccato della facilità con cui i media pubblicano qualsiasi notizia senza l’opportuna verifica».

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...