Via Pirzio Biroli, l’enclave dei trans. Brenda & Co. al lavoro giorno e notte

Sicurezza. Una via Gradoli al cubo, in una zona dove Alemanno ha stravinto. Un piazzale tra ville con piscina e palazzine residenziali. Qui regnano caseggiati di tufo e cemento, dove la prostituzione si esercita a cielo aperto. Cartelli «affittasi monolocale» a valanga. Impotenti i comitati dei cittadini.

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«Via Carlo Pirzio Biroli, medaglia al valore, 1909-1943». È l’intestazione della via dove due sere fa Brenda, trans brasiliana coinvolta nel caso Marrazzo, è stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi. I Carabinieri intervenuti l’hanno trovata ubriaca e con addosso delle escoriazioni, ma poi ha dato in escandescenze quando i militari si sono avvicinati, facendosi del male da sola, ed è stata portata in ospedale. Qui ha cercato di aggredire i sanitari e si è ferita con delle forbici. Per lei 5 giorni di prognosi.

Sarebbe un episodio di normale amministrazione, compreso il fatto della violenta litigiosità spesso legata alle droghe e all’alcol, se non fosse per quella via, una strada inerpicata su per una collina della Cassia (una delle zone bene di Roma) che sotto di sè guarda via Due Ponti, il collegamento verso la tangenziale, una zona che per il mondo trans della capitale è come un marchio di appartenenza. Via Biroli termina in un piazzale dove le radici dei pini mandano all’aria l’asfalto, prima di sbattere sul tufo e sul cemento delle costruzioni. Al piazzale finale si accede da un ingresso unico, qui Brenda è stata aggredita, qui da anni va in scena il regno dei trans che costituiscono una comunità a sè dentro dei grigi e umidi caseggiati, collegati tra loro da scale o passaggi, ma soprattutto si prostituiscono direttamente sul piazzale sia di giorno che di notte, aspettando i clienti o gli accompagnatori, compresi taxisti.


Una enclave, al cui confronto via Gradoli non regge: anche se il contrasto di partenza tra la zona considerata residenziale e il degrado dei caseggiati è lo stesso, qui tutto si amplifica. Viene in aiuto google maps che, se non rivela disegni esoterici come a Villa Certosa, mostra bene in evidenza due ville con piscina, appena dietro i caseggiati che emergono sul piazzale. Su via Pirzio Biroli strada privata, dove in teoria sarebbe vietato l’ingresso ai non residenti, c’è anche un giardino botanico, superficie stimata in 10.000 mq, con «uno spazio per i giochi dei bambini, aiuole fiorite e l’impianto di ibisco e prunus decorativi». E poi si sciorina il classico copione della Cassia, fatto di cemento e benessere: villette, palazzine, giardini e garage. Sul piazzale invece trionfano i cartelli con gli annunci vendesi e affittasi dove il leit motiv è «Via Pirzio Biroli proponiamo monolocale con angolo cottura servizio ottimo uso investimento».

Trans che cerchi, comitato che trovi. «Se sei stanco di vedere la prostituzione a tutte le ore del giorno e della notte; se sei stanco di vedere la nostra zona sempre più sporca e degradata; se ritieni che ci sia bisogno di più sicurezza nella nostra zona allora vieni in piazza insieme a noi e facciamo sentire la nostra voce alle istituzioni politiche e di sicurezza». Sono i cittadini organizzati nel comitato “Pirzio Biroli contro il degrado”. Nel 2007 aprirono anche un sito, esibendo nella homepage la fotografia del satellite con le piscine. Anche se ora è abbandonato, si trova ancora traccia di una manifestazione indetta alla fine di settembre dello stesso anno, e addirittura i testi delle lettere di denuncia spediti al sindaco, che all’epoca era Veltroni, all’assessore alla sicurezza, al prefetto, etc. Poco più di un mese dopo morirà Giovanna Reggiani, sempre a Roma nord. Contesti diversi, ma stesso degrado. Perchè via Pirzio Biroli è un problema innanzitutto di sicurezza. «Col supremo volontario sacrificio segnava ai più la luminosa via del dovere e dell’onore» dice la motivazione dell’onorificienza a Carlo Pirzio Biroli. Ma sul piazzale la luce è sempre poca e non bastano gli interventi saltuari di pattuglia con i lampeggianti a illuminare una soluzione.

Nel 2007 i cittadini, in un municipio che pochi mesi dopo premierà Alemanno con il 50,82 % dei voti, chiesero infatti la verifica dei certificati di abitabilità, sanitari Asl, quella della posizione fiscale dei proprietari e degli inquilini, e l’esistenza del certificato prevenzione incendi. Scrissero anche al Gabibbo, senza fortuna. Solo un articolo del Manifesto ma del 2005, e qualche ripresa dei comunicati da parte dei giornaletti locali. Nel 2007 sul forum scrivevano: «Questo articolo mi ha fatto molta tristezza perché è del 2005, le cose stanno peggio di prima!».

Oggi il comitato è tornato a farsi sentire. Sono i periodici di quartiere a raccogliere i malumori. Su «Zona cassia» dove si legge di deterrenti inefficaci e sostanziale impotenza, Federico Guidi, consigliere comunale Pdl, e Stefano Erbaggi, assessore ai Ll.Pp. del Municipio, parlano della costituzione di tavoli tra le istituzioni. Ma una risposta rapida ancora non c’è. Su VignaClaraBlog.it, altra testata locale, una signora scrive: «Ci porto tutti i giorni mio figlio di tre anni in una piccola scuola. Dobbiamo farci strada tra transessuali anche ubriachi. È un peccato lasciare che diventi una borgata degli extracomunitari senza permesso e senza lavoro. A cosa servono tutte quelle leggi e quelle norme sui clandestini e sugli stranieri non in regola se poi non vengono messe in pratica, si sa dove trovarli perchè non fare una retata e rimandarne un bel pò a casa?».

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