Via Gradoli: dal sogno anni 60 ai monolocali per trans

Gradoli 6

Si fa presto a dire che le vie del piacere sono le più facili. Arrivare a via Gradoli può essere un’impresa, perché bisogna risalire la Cassia, la storica via consolare che da anni è diventata un imbuto per l’accesso alla capitale da Roma nord. Anzi un incubo perché ha trasformato molti cittadini in pendolari, viste le tante ore perse nel traffico di andata e ritorno, mentre intorno tutta la zona esplode di abitanti. Scarsi i collegamenti dei mezzi pubblici. Lontano il treno il urbano, un miraggio la metro. “Non vogliamo morire di Cassia!” gridarono nel 2000 i cittadini occupando le corsie, ora tornano a minacciare una manifestazione a novembre, così si legge nei giornaletti locali, per “non rimanere prigionieri”. Più agevole certamente arrivare a via Gradoli di notte, dove però tutto si fa buio e la città si nasconde. I riflettori delle cronache incontrano il neon di squallidi monocali, odoranti di saponi e salviette alla fragola, alcol e panni umidi a stendere dentro. Ma per tradizione, Roma, città fatta di marmo e travertino va vista di giorno perché di giorno si restituisce la sua luce. E anche via Gradoli può trovare la sua splendida giornata di sole.

All’ingresso del consorzio, perché via Gradoli è una via privata, una sbarra che di giorno rimane alzata e un severo cartello ammonisce i non residenti a parcheggiare fuori. C’è di tutto. l’estetica da residence anni 80, cemento a vista, balconi vistosi, foglie invadenti di eucalipti e cedri, gazebo e piante tropicali, oppure le case con la cortina in ceramica, con le facciate rifatte, il garage che scava la collina fino a incontrare la distesa verde del parco dell’Insugherata, riserva naturale, che dal secondo piano in su tutti vedono, a via Gradoli. Poi ci sono i palazzi con l’intonaco a pezzi e gli ingressi con cemento spazzolato, i seminterrati abitati, e l’isola dei monolocali affittati alla prostituzione. Ma via Gradoli  è una delle tante isole “del privato” della fitta e densa topografia made in Cassia, garage e cancelli a protezione, ma siccome l’isola è piccola, il privato diventa condiviso.

Inoltrandosi comincia la sterminata fila di paletti rossi che segue la strada a forma di occhiello, alternando il fianco. Il parcheggio sembra qui il bene più prezioso, la strada che scende e risale è stretta. “Il consorzio ha solo potuto mettere la sbarra che viene sradicata ogni due mesi, oltretutto costo per il vigilantes è oneroso. Più di dieci anni fa ci fu un grande incendio perché i pompieri non riuscirono a passare” spiega l’avvocato Luigi Vallini, ex legale della Rai, che vive a via Gradoli dalla sua fondazione, così come professionisti, medici, architetti, musicisti, galleristi, artisti, cardiologi, insegnanti, “persone civilissime, c’è anche la sorella del presidente Napolitano. Ci abitava Gasparri. Alla fine degli anni 60 venne costituita una cooperativa, molti soci erano della Rai. Sorsero tre villette e poi le altre case. Poi però ne hanno costruite altre, diverse, senza criterio. In questi ultimi dieci anni, molte persone sono andate via”. Per colpa dei viados? “Sì. Negli anni 70 avemmo dei guai con una colonia di nigeriani. Poi sono arrivati i viados dentro appartamenti fuori dalle regole: non hanno il gas, bombole fuori delle strade, abitazioni sotterranee o seminterrate, senza luce o aria, in teoria non abitabili. Una volta 5 viados si sono imbucati in un monolocale. Se ne sono andati solo perché hanno tappato il gabinetto. Ci sono pure gli stranieri che mettono le tende sui terrazzi, e ci vivono in dieci. E nessuno controlla”.

A via Gradoli c’è spazio anche per le zucche di Halloween. Sono state realizzate dai ragazzi della Kendall International Primary School E sono rimaste appese alle finestre della scuola inglese elementare, che sta accanto a uno dei condomini popolati dai trans: “molto ben frequentata e qui da sempre, lo si vede anche dalla costruzione schiacciata” racconta Anna, pedagoga che vive a via Gradoli da sette anni con il marito cardiologo. “Via Gradoli non è solo questo condominio incriminato. La mia casa è molto bella, vedo il parco, respiro aria. Ma qui la strada chiusa e stretta amplifica tutti i problemi. Denunce ce ne sono state, anche per soli schiamazzi tempo fa. Comunque i trans sono molto accorti. Qualcosa dal consorzio è stato fatto ma non in maniera radicale e definitiva. La sbarra spesso si rompe. Che ci siano trans o extracomunitari non onesti si sa. Il problema sono i monolocali. Due anni fa un mio amico della Asl, mi disse che dovevano venire per sospetti di tbc tra i bambini”.  Da quando è cambiata via Gradoli? “Vengo qui a trovare mia madre, una volta era più sicuro. Negli anni 80 ci abitavano le pornostar, da Moana alla scuderia Schicchi- racconta un ragazzo con i trolley in mano –  Poi dalla metà anni 90 sono arrivati i trans. Come a Piazza Vittorio, sono entrati in duecento negli appartamenti, portando soldi”.

Il simbolo della Gradoli anni 60 e contraltare ai torbidi monolocali è la casa studio a forma di nave fatta costruire dal professore Salvatore Cardella. Ora ci vivono i nipoti, come Achille: “Gradoli è una microcittà, di sicurezza ce n’è poca, la delinquenza non sono solo i trans, c’è anche lo spaccio”.  Una casa che la signora Cristiana conosce bene, abitando a via Gradoli dal 1967 in un palazzo di una cooperativa di dirigenti Bnl: “Allora erano tutte villette in cortina, tre piani, giardino, garage e portiere. Poi sono arrivati i palazzi affollati senza criterio. E i permessi che hanno resto abitabili angusti sottoscala che neanche Dostoevskij. In questi anni abbiamo avvisato chiunque, organi istituzionali e non”. Mai successo niente? “Una settimana fa il commissariato di via Azzarita, aveva detto “signora ci stiamo muovendo…Non sono gli immigrati il problema, ma gli italiani che li sfruttano a partire dagli affitti in nero. Oggi l’equazione è via Gradoli uguale favelas ma qui c’è stato uno sviluppo urbanistico incontrollato e illegale. Perchè l’ufficio tecnico ha dato l’ok abitativo a questi scantinati? Con il degrado le case si sono deprezzate, mentre io, che lavoro e pago le tasse e penso che questo paese debba avere un futuro, rimango preda di tutto questo. Mia figlia dopo le 18, a 17 anni non torna a casa da sola. Se ne sono andati in molti, anche Gasparri. Era l’unico che dove c’era il divieto veniva contromano dicendo famme passà. Quando mi sono rivolta in circoscrizione, anche il presidente Pdl, non mi ha voluto ricevere. Anzi, mi hanno detto che mi conveniva dire “un negro o un rumeno l’hanno importunata”.”.

Cristiana continua: “C’è una convivenza che fa comodo. Sono dieci anni di questa prostituzione a cielo aperto. Via Bruno Bruni, via Sperlonga, posti bellissimi sempre qui sulla Cassia, rovinati…Chiappe d’oro non ci interessa. Nessuno si è chiesto come è possibile ? Io facevo le denunce in regione e provincia e poi Marrazzo veniva qua. Marrazzo accettava che quei monolocali potessero essere la realtà abitativa della città della regione di cui era governatore. Ma il punto vero di Alemanno non era la sicurezza? Ce ne accorgiamo tutti qui che gli italiani spacciano. Senza nessun pudore Noi siamo costretti noi a tenere tutto in regola. La legge sulla sicurezza 626 vale per noi e per loro? È un momento tragico, non è l’amico di Brenda o Marrazzo”. Ma il consorzio che fa? “Per domani è prevista una riunione, il consorzio ha messo insieme una documentazione di dieci anni di denunce per preparare la denuncia alla Procura. Anche se Giorgia Mariotti la presidente del consorzio smentisce al telefono, relativizzando un po’ tutti i problemi del consorzio. “Cose che succedono ovunque”.

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