Nanda e i falò. I libri salvati da Benetton

Nel 1990 La Pivano va dal notaio: «Dopo la mia morte, bruciate i miei libri». Motivo? La delusione per i rifiuti e le perdite di tempo procurati dalle amministrazioni di Roma e Milano. Nessuno voleva i 50mila volumi dell’archivio personale. Nicolini prendeva tempo, Tognoli consigliava di tenerli a casa. Poi arrivò Luciano e una libreria speciale sotto la Madonnina.

pivano fondo

Non era una leggenda tra studenti universitari che si potesse andare a trovare Fernanda Pivano nella sua casa di Trastevere, anche senza appuntamento, semplicemente bussando alla sua porta. Bastava citofonare e si entrava nel caos di scaffali che traboccavano libri. Ed era vero. Un patrimonio inestimabile di libri che, divisi tra le case di Milano e di Roma, la Pivano nel 1990 aveva preventivamente stabilito dal notaio di voler destinare al rogo, e non in senso metaforico.
Come confessava a Mirella Serri nel 1997 sulla Stampa, «avevo fatto testamento e lasciato scritto, come mia ultima volontà, che i miei libri, dopo la mia scomparsa fossero bruciati. Non volevo, tra l’altro, che finissero frazionati in bibliotechine universitarie, dopo che gli accademici spesso hanno avversato il mio lavoro».


Nessun libro è finito bruciato per fortuna, ma quanta fatica per trovare una collocazione ai suoi cinquantamila volumi, un numero che inevitabilmente cambia i connotati a una semplice biblioteca, facendola diventare qualcosa di più simile a una istituzione. Oltre ai semplici testi, manoscritti e prime edizioni con dediche e autografi, l’archivio Pivano comprendeva all’epoca la corrispondenza di 40 anni di amicizia e attività con i suoi Hemingway, Fitzgerald, Bellow, Toklas, Ginsberg, Kerouac, Corso, e i minimalisti Carver e McInerney. E poi monografie, opuscoli, periodici, tesi di laurea, pubblicazioni rare e introvabili, edizioni a tiratura limitata, materiali vari, pamphlet e opuscoli ciclostilati, articoli, recensioni, interviste, traduzioni.

Un tesoro personale costruito negli anni, che mescolava letteratura e vita. Ma perchè allora il rogo? La decisione trascritta nel 1990 davanti al notaio era l’estrema ratio di una profonda delusione, quella di aver provato a donare i suoi libri, per poterli vedere radunati in un unico posto, ma senza successo. «Nessuno li ha voluti- confessava in un’altra occasione- per problemi di spazio e di denaro. Allora ho redatto un testamento in cui chiedevo che tutti i miei libri fossero bruciati».

Neanche le due città che la ospitavano, Roma e Milano le diedero retta. Sempre a La Stampa dichiarò: «Mi sono rivolta a tanti politici. Ho cercato contatti con Carlo Tognoli, quando era sindaco di Milano, che mi fece gentilmente notare che i libri “era meglio tenerseli a casa propria”. Poi sono passata a chiedere ospitalità al Comune di Roma. L’allora assessore alla Cultura Renato Nicolini mi diede un appuntamento alle 7 di mattina per farmi varie ed inutili promesse. Ho chiesto aiuto al Vaticano e alla Biblioteca Sormani. Pensavo di far fare una valutazione del numero esatto dei volumi al libraio torinese Pezzana. Poi tutto è sfumato nel nulla».

Di qui la decisione del falò, senza sfoghi in pubblico. Ma la notizia trapelò lo stesso. E otto anni dopo, quella versione del testamento venne stracciata per merito dell’imprenditore Luciano Benetton che si fece avanti e offrì alcuni locali della sua Fondazione a Milano dove venne inaugurata il 16 dicembre del 98 la Biblioteca Riccardo e Fernanda Pivano. Oltre al fondo Pivano, ospita anche quello del padre Riccardo, più di 10 mila libri, con pezzi rari di edizioni scomparse di Marinetti, di D’Annunzio. E poi il fondo del marito, l’architetto Ettore Sottsass, costituito da documenti fotografici.

Nel fondo Pivano, non mancano ovviamente fotografie e registrazioni audio: interviste, readings di poeti e scrittori, la voce di Ginsberg, Kerouac e gli altri. E le chicche da collezionisti come la prima edizione di Tropico del cancro di Miller pubblicato dalla The obelisk press a Parigi, in inglese, ma con l’esplicito divieto – riportato in copertina – di pubblicazione in Gran Bretagna e Stati Uniti.

Libri e memorabilia che potevano finire anche sotto l’ala protettiva di Berlusconi, quando -già avviato il progetto da Benetton- arrivò la proposta di curare il patrimonio librario nella biblioteca personale di via del Senato.

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