Riformista: il ritorno di Dexter Morgan, il vero Lost è lui

Oggi andrà in onda la prima serie di Dexter in chiaro su Italia uno, mentre in America è partita la terza serie su Showtime. E’ tornato Dexter Morgan, ammesso che si possa usare un’espressione del genere: tra pay tv, satellite, tv in chiaro e internet a unire i fili compresi quelli illegali, non esiste un pubblico unico per le serie tv.  Un pubblico che è diventato aggressivo e che però non viene respinto come fosse in cerca di autografo. Anzi. Tra il fan e lo spoiler c’è una fauna di cercatori di verità. Ma quale verità?

Mio padre detesta i programmi come La vita in Diretta, li disprezza perché falsi  ma la questione non è se siano falsi, piuttosto se soltanto quel genere di storie sia da narrare e se soltanto esse abbiano diritto ad avere un seguito di pubblico. E quella in diretta è sempre una storia che deve per forza ripetersi, sempre conciliandosi,  ripartendo da zero,  mentre la vita riparte da tre come diceva Troisi.  E allora il brodo si allunga, si dilata, i personaggi frenano la loro fuga, rimangono dentro la storia, rimettono a memoria le mani sulla storia come bendati, più caratteracci che caratteri.

Non è dicendo che Carramba! è falso che si alza il velo sulla verità, lo diceva anche Scarface “io dico una verità anche quando mento”. Ma di nuovo, questa verità dove nasce se non dalla autenticità? Per questo il cinema è superiore alla tv perchè il cinema muore ogni volta per davvero, la tv no.  La storia di Lost per esempio è sbeccata,  non è integra  ma aperta al fan come al viral per necessità che però fa virtù. In sé non è autentica, siamo in laboratorio, il tempo è volutamente tempo dilatato, flashback e flashforward abbagliano ma non illuminano. Lost prende nonostante tutte le appendici, le dispense e gli affanni del pubblico di Lost.

Dexter no, dexter è solitudine, autonomia, in una parola è necessità. Tanto che questa terza serie potrebbe essere completamente superflua. Visto che persino la trama di Dexter è solo un pretesto.

L’articolo che riproduco qui è apparso sul Riformista a dicembre 2007 e fa riferimento alle due serie andate in onda.

Dexter Morgan, in fiction veritas

Miami. Il risveglio quotidiano di un uomo sconosciuto si tinge del rosso del proprio sangue, prima una zanzara schiacciata sul braccio muscoloso, poi una goccia nel lavabo raccoglie l’imperfezione della rasatura mattutina, il cotone tampona senza tradire goffaggine, quell’ombra che adesso è in piedi, riflessa ambiguamente nello specchio, è ready to go. Per Dexter Morgan, il protagonista dell’omonima serie tv in onda su Fox Crime, autentico cult della stagione ancora in corso, si prospetta l’ennesima giornata particolare come ematologo del dipartimento di polizia: calcolare la traiettoria esatta degli schizzi di sangue e ricostruire così la dinamica di un omicidio efferato.

Le immagini della sigla incalzano, raccontano la cognizione delle cose, le più semplici, le più sane a cui non rinunciare, come la colazione. Rossa è anche la pancetta, tolta dal cellophane e tagliata a pezzi con mani abili col coltello, così come le arance le uova i chicchi di caffè sono usati e ridotti al minimo essenziale per il consumo. Nulla è fuori controllo, tutto segue il rituale di chi ha bandito la distrazione dalla vita fin dall’intimità e procede con sicurezza, ritrovando al mattino i verbi che lo accompagneranno di giorno: osservare, scegliere, scartare, tagliare, lacerare, mettere a confronto, produrre, eliminare, rimuovere da solo qualsiasi traccia, come nel caso del filo interdentale.

Nel vestirsi le mani tendono con vigore i lacci delle scarpe, ogni oggetto sembra piegarsi a un impulso di sottomissione. Poi mentre Dexter indossa una t-shirt aderente s’intravede un volto come in sudario, e finalmente appare l’immagine sorridente e pulita del miami cop.
La sigla di Dexter scherza e allude più di quanto si immagini. Perché con quella faccia da bravo ragazzo Dexter fa sul serio: di giorno lavora per la scientifica, di notte è un serial killer. Nella casa, raccolta in un vetrino, conserva una goccia di quelle vittime particolari: altri serial killer, casi irrisolti, assassini in libertà, astuti recidivi.

Uccidere soltanto i criminali è la regola principale del codice Harry, il  padre adottivo che gli ha insegnato a controllare i suoi istinti omicidi incanalandoli e ad essere perfetto nella macelleria chirurgica a tal punto da non far rimanere nulla. “Segretezza, indipendenza e una bella scorta di sacchi per la spazzatura”.
Paradossalmente la sigla è l’unico momento in cui Dexter tradisce un’emozione, proprio quella, ammiccando verso la telecamera al doppio senso di quell’ordine nel risveglio, maniacale, energico, quotidiano: l’eco di un criterio – comunque arbitrario  – contrapposto al caos che il padre poliziotto ha codificato per lui fin da ragazzino. Al di fuori Dexter è solo il garbato gelo emotivo di un segreto, il padre è morto, la sorella è una sua collega ma ignora tutto.

Basata sul romanzo La mano sinistra di Dio di Jeff Lindsay e adattato per la tv da James Manos, Dexter si discosta dalle pietre miliari del genere e dal mainstream delle fiction tv, a partire da un taglio cinematografico dinamico e mai ripetitivo, da un incedere inusuale di immagini e di dialoghi, da un prodotto sperimentale e scaltro quanto basta. La freddezza comportamentale di Dexter e del suo mondo lentamente si scalda di emotività, in un crescendo controllato come il meccanismo di un orologio.

Miami ha una luce diversa, non è patinata come in Miami Vice e trattiene coerentemente una forte vitalità. C’è molta carne (uno dei tabù politically uncorrect e come tutti i tabù sempre presente), si mangia molto a Miami. Laddove nei film di genere c’è il sangue ma non la carne e viceversa, qui tutto si unisce e si consuma, anche nei disegni criminali.
Rispetto a Manhunther e al Silenzio degli Innocenti, Dexter somma le figure di investigatore e serial killer. L’ossessione che guida quei due film è però qui dissimulata, non c’è presa di coscienza di un problema, piuttosto l’esigenza – da parte di chi sa già di essere un omicida – di proteggere un equilibrio con la conoscenza delle cose.

Fino a quando si tratta di indossare i due ruoli, Dexter conosce e apprende molto ma non riesce ad avere fede se non nel suo passato.

La fiducia nella normale novità delle cose della sua vita adulta e controllata, stenta invece a trovare un inizio. Il codice anzitutto, solo quelle regole per poter stare bene al mondo: siano amici, colleghi o donne, le relazioni del presente per Dexter ovattano la realtà, distraggono quel senso vigile sul mondo, sbattono contro il suo nascondersi privo di epica, entrambi si rivelano fin da subito due quotidianità a confronto.
Anche il passato però vacilla, perché non è quello che sembra. L’unico a conoscere davvero Dexter avvicinandosi attraverso e oltre le sue regole è un fratello dimenticato. Harry è stato quindi un grillo parlante? Si può nascere liberi e feroci assassini, come il fratello, senza motivo né rimorso?

Un sentimento vero e inaspettato proprio quando tutte le relazioni hanno svelato altrettante maschere, se pure in buona fede. Ma il codice di Harry avrà la meglio su un passato che tenta l’impresa disperata di ritrovare un legame troncando qualsiasi contatto con l’umanità. Là fuori c’è ancora la possibilità di un mondo, in ficion veritas sembra dire Dexter.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...