Razza Partigiana: Marincola, un nero da medaglia d’oro

(articolo apparso l’11 agosto del 2008 sul Riformista)

Non è un romanzo nè un racconto: non ci gira intorno, non sublima, non falsifica. E’ il tentativo di mettere insieme una biografia straordinaria.  Però è anche il resoconto  di azioni e imprese di un ventenne: qui non si cerca la bella morte, ma si spera di poter fare qualcosa. Come nella Quarantasettesima di Ubaldo Bertoli, in Una Questione privatadi Fenoglio e Paisà di Rossellini. Quando i fatti hanno il ritmo nel sangue.

Razza Partigiana, un nero da medaglia d’oro

1941, Roma, non ancora città aperta, piazza san Giovanni in Laterano, due studenti universitari passeggiano per la strada. Uno in particolare è sorpreso quasi spaventato dallo scatto fotografico in pieno giorno. Si chiama Giorgio Marincola e ha tutte le ragioni per esserlo. Giovane azionista, allievo di Pilo Albertelli professore di storia e filosofia (ma soprattutto di antifascismo,  trucidato poi alle fosse Ardeatine), Giorgio sarà l’unico partigiano italiano di colore decorato nel 1953 alla memoria con la medaglia d’oro al valore militare.

Straordinaria e frammentata la storia di questo ragazzo morto a soli 23 anni, messa insieme da Carlo Costa e Lorenzo Teodonio in Razza Partigiana (Iacobelli editore). E’ un intreccio di fatti certi (a cominciare dal colore della sua pelle, così imbarazzante all’epoca per chi era persino antifascista) e di silenzi. Silenzi anche politici: muore infatti nell’eccidio di Stramentizzo, primi di maggio del 45, a guerra finita.

Il fascicolo della strage nazista era tra i 695 fascicoli riguardanti crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazi-fascista, occultati subito dopo la guerra e rinvenuti nel 1994 dentro l’armadio della vergogna, in uno sgabuzzino della cancelleria militare di Roma.

Su tutti il promemoria Atrocities in Italy dei servizi segreti britannici che aveva raccolto denunce e materiale. Nel massacro Marincola è colpito alle spalle, “struck by bullet on left shoulder blade” come dice il rapporto. Le SS oramai allo sbando, uccisero a tradimento civili e partigiani, bruciando le case di due paesi, per poi sfilare cantando i propri inni.

Silenzio ci fu anche quando si trattò di riconoscere l’identità del cadavere del partigiano nero. Un ufficiale medico sudafricano? un soldato afro americano? un internato mulatto del lager di Bolzano? Era invece semplicemente un italiano di origine somala, figlio di un sottoufficiale calabrese dell’esercito e di una donna somala. Marincola passò indenne per le leggi razziali che mettevano al bando i meticci grazie al precedente riconoscimento paterno, idem per la sorella.

Divenne partigiano a Roma poi  si spostò a Viterbo, sabotaggio e guerriglia, poi viene paracadutato a Biella al seguito di Edgardo Sogno, di nuovo in azione, poi venne fatto prigioniero, torturato e spedito nel lager di Bolzano, poi arrivò la liberazione da parte degli alleati nel gennaio ‘45. Ma non è finita, il tenente partigiano “Mercurio” ritornò tra le formazioni partigiane in val di Fiemme a combattere contro le sacche di resistenza tedesche.

Oltre alla medaglia e una laurea in medicina ad honorem, di lui rimangono poche cose, gli appunti da studente, i ricordi degli amici e dei compagni di scuola. La scelta di campo antifascista avvenne al liceo, tra Albertelli e Croce, ma nulla è documentato per certo. Tranne le sue azioni:“i’ve stood, and fired, and killed” avrebbe scritto Fenoglio più tardi.