Carli’s Way. Dubai

Dicembre 2, 2009

Che cosè il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)

Emiliano Carli. Qui

romanzoviminale

Che cosè il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)

Emiliano Carli. Qui


Compendi critici, raccolte di articoli, resoconti: più le narrazioni di genere diventano mainstream più si sente il bisogno di mappe e promemoria. Chi si è affermato, chi è rimasto indietro? Dibattiti, scontri, vicoli ciechi: chi li riporta alla luce? Ci prova l’antologia del giornalista Gianfranco de Turris dal titolo Cronache del fantastico edita da Coniglio (351 pagine e finalmente un indice dei nomi, strumento indispensabile per libri di questo tipo, euro 16,50), una raccolta di scritti su Science fiction, fantasy e horror apparsi tra il 1988 e il 1995 sulla rivista L’Eternauta, punto di riferimento per molti appassionati del genere.

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Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere

Un libro di poche pagine. Dentro c’è un mondo di uomini in esilio, 159 mila russi confinati nella sterminata Siberia. Più uno perchè il testo è anche un pamphlet, e quindi contiene ragioni e torti di un solo individuo, che si chiama Fedor Dostoevskij. Troppa responsabilità per sessanta pagine? Il titolo è fuorviante come quello di un romanzo di McSweeney’s, Dostoevskij legge Hegel in Siberia e scoppia a piangere (Il Melangolo, pp. 59, € 8). Invece è tutto vero.

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Voglio entrare in classifica cantavano gli Skiantos. Ecco la mia, o meglio, ecco quella mia e di altri 99.  E’ la classifica di qualità promossa da  PordenoneLegge, cioè da Gian Mario Villalta, Alberto Garlini, Valentina Gasparet), e dai membri del Premio Stephen Dedalus, Alberto Casadei, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni, Antonella Anedda e Walter Siti.

Per comodità nomi e cognomi e punteggi si trovano qui. Erano ammessi solo titoli da settembre fino a oggi, di autori contemporanei ma soprattutto viventi.

Che dire? Che Vasta sbaraglia tutti, e che il già futuro Strega Del Giudice viene per secondo, con venti punti di meno, stretto da Scarpa, Pincio e Piccolo. Quindi la scontata vittoria del premio non è così scontata per questi cento lettori.

Che Einaudi fa il pieno, con scrittori con una loro fisionomia precisa, mentre molti autori di genere – di cui pure si è stra-parlato e su cui pure hanno investito- rimangono al palo.  Snobismo dei lettori? O erano snob alcuni incensamenti di questo autunno/inverno? Pure l’autore 2009 Bompiani, Scurati prende pochi e rari consensi.

La poesia non è donna.

La saggistica è schizofrenica.  Su tutti l’ossessione per il nostro premier che nessuno riesce mai a raccontare. La vicevita sui treni scritta da un poeta conta di più dei trentamila download di NIE.  Manica è l’unica raccolta old school di critica letteraria.  Poi segue Calasso.  Affinati neanche è uscito già schizza in alto. Pigrizia? Mettiamo un emoticon e curiosiamo ancora.

Commenti? un articolo di Paolo di Stefano sul Corriere, un tosto rimprovero di Cordelli sempre sullo stesso giornale, e sul Rifo una scorribanda del Mastra.

Intervista a Davide Sapienza per l’anniversario. Usciva cento anni fa un classico moderno dimenticato.

Sono passati cento anni dalla pubblicazione di Martin Eden, il grande classico della letteratura americana scritto da Jack London, per lungo tempo conosciuto solo come l’autore di Zanna bianca e Il richiamo della foresta, ignorando anche la sua produzione di saggistica (fanta)politica, di reporter, di giornalista (come nella grande tradizione americana dei Twain, Melville, Bierce, cresciuta scrivendo articoli sui quotidiani). Redatto tra l’estate del 1907 e il febbraio del 1908 mentre lo scrittore di San Francisco navigava per i mari tropicali a bordo dello Snark, Martin Eden, l’eponimo protagonista del più autobiografico romanzo di London (insieme a John Barleycorn) venne pubblicato nel 1909, prima in rivista, poi in volume. Torino dedica una tre giorni alla riedizione del testo, in libreria ad aprile per Mondadori, ma anche per riscoprire un personaggio irrequieto, dai mille interessi, che conobbe il successo – solo i diritti d’autore gli fruttavano 75mila dollari l’anno – e il fallimento.

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Missioni. 31 anni, un costume e una identità segreta. Non vola ma pattuglia la città mentre «il crimine oggi scavalca la pena». Le sue armi? «Autodifesa e segnalazioni anonime alla polizia». Si ispira ai comics e al messicano Barrio Gomez. Saviano? «Senza maschera, come Obama». Caso rifiuti? «Mancano ancora i colpevoli».

Ronde sì, ma «è pronto un provvedimento che stabilisce norme severe, con un albo, sull’esempio dei City Angels», parola del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ronde o presidi che già esistono: «da anni ci sono iniziative su base volontaria non controllate da nessuno». Anche in Emilia Romagna sostiene il ministro. E comunque i «Rambo non saranno ammessi». Rambo no, ma un supereroe? Perché a quanto pare i super eroi esistono, anche da noi.
Ne abbiamo incontrato uno. Il suo nome è Entomo, vive a Napoli. Non è uno scherzo. Entomo è reale. Per la precisione un Real Life Superhero. 31 anni, un segreto «custodito da una ventina di persone», una identità precaria «con i mass media nulla resta segreto per sempre, sono preparato all’eventualità di svelarla, ma non ora». Un fisico normale, vestito con un costume verde chiaro, le maniche scure, nessun mantello, pantaloni neri con stivali marroni, un cappuccio nero e verde. Sul davanti un disegno: « È un segno grafico a metà strada tra un sigma ed una clessidra. Simboleggia l’unione e la comunione al di fuori del tempo spezzato. Anche se la Terra è allo stremo delle sue forze, e siamo fuori tempo massimo, possiamo venirne fuori e ritrovare lo splendore. All’ultimo secondo. Questo è il marchio dell’Uomo-Insetto».

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Dream of life. Al cinema e in dvd il documentario di Steve Sebring sulla «mamma rocker dai capelli grigi», girato tra il 1995 e il 2007. Una storia oramai «privata», tra lutti familiari e l’addio a Ginsberg e Mapplethorpe.

«Lavoravo in una libreria, disegnavo, posavo per Robert Mapplethorpe, scarabocchiavo tra i miei taccuini. Vagavo tra le macerie degli anni 60. Tanta gioia mischiata a malcontento, tante voci levate e represse, il retaggio della mia generazione pareva in pericolo. Sono riuscita a esprimermi attraverso la sgraziata forma del rock. Forse non sono stata niente altro che una pedina incongrua, ma sono comuque grata per le mosse che ho fatto». Patti Smith ritorna a far parlare di sé con documentario sugli ultimi anni di carriera, Dream of life girato dal fotografo di moda Steve Sebring che la segue dal 1995. Presentato l’anno scorso alla Berlinale e al Sundance Festival, è uscito ieri nelle sale italiane ed è disponibile in libreria in dvd per Feltrinelli.

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FUSCO. Raccolti gli articoli sulla leggenda dei «figliastri di Francia». Un libro céliniano, «una umanità dura e disperata», la fucina di uno scrittore vero.

«Una specie di requiem, un memoriale, un’urgenza di ricordi» così recita la notizia che accompagna la pubblicazione per Sellerio dei quattro articoli di Gian Carlo Fusco usciti a puntate su Il Giorno nel 1961, riuniti sotto il titolo di La Legione Straniera (Sellerio, pp. 54, euro 9). Un rito sui generis ma di quali esequie? Quelle della leggenda dei «figliastri di Francia» (ma in realtà provenienti da tutto il mondo, primi tra tutti tedeschi e italiani), corpo militare d’elite (che ancora oggi resiste «da 65mila giorni come conteggia fiero il portale online della legione, dalla grafica grossolana come un menù per turisti, spartano ma sempre valido). rifugio peccatorum di una umanità varia, per motivi e nazionalità: «migliaia di Bernard, Muller,Bianchi, Martinez e Johansson sparirono, un giorno, dietro il muraglione del Fort Saint Nicolas, per uscirne trasformati in altrettanti Bibì»

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INTERVISTA. Si conclude una stagione di angosce ed errori per l’ematologo di Miami. Vacilla la legge del padre che «pensava di non avere scelta».Tutti lo sospettano «ma sarà la paura a restituirgli lucidità». Happy end? «Impossibile, e comunque nessuno vuole la sua riabilitazione». Ipotesi cattura? «Facciamo il tifo per lui..»

«È giusto che i genitori facciano il loro mestiere e mostrino Dexter ai figli quando lo riterranno opportuno, ma anche quando si sentiranno pronti. Non voglio assumermi responsabilità (ride)». Legittima la risposta di Jennifer Carpenter quando le si chiede, proprio ora che si è appena sposata con il protagonista della serie tv Michael C. Hall, di cui nella fiction interpreta la sorella, a che età permetterebbe a un suo eventuale figlio di vedere Dexter. Ma Dexter è qualcosa di più di un semplice cattivo: «il telefilm in cui il cattivo é il buono, e viceversa» come hanno titolato un po’ troppo diplomaticamente sintetici ma efficaci i francesi al momento del lancio della seconda stagione su Canal+. Anche il suo fascino è diverso, «ma se vivessi uccidendo ossessivamente anche nella vita reale, non credo che adesso avrei una moglie» aggiunge ridendo Michael C. Hall, alias Dexter Morgan.

Stasera su FoxCrime andrà in onda l’attesa ultima puntata della seconda stagione. Per l’ematologo della polizia che di notte diventa un serial killer di serial killer, è stata la stagione della crisi, complice anche lo sciopero degli sceneggiatori che ha raddoppiato non volendo la tensione delle puntate. Vacilla infatti il codice del padre Harry, ex poliziotto, non si applicano più in automatico le istruzioni per sopravvivere alle conseguenze delle sue stesse pulsioni. Dexter si trova a un passo dall’essere scoperto dai suoi stessi colleghi, ha un nemico in casa, il sergente Doakes, che gli è più simile di quanto non creda. Persino nella vita privata, sorvegliata e blindata, la sua verità nascosta è accerchiata. Che ne sarà dunque di Dexter? Lo abbiamo chiesto allo stesso protagonista, incontrato a Madrid.

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