Non sarà lo strappo nazionale evocato dal catanese di nascita e meneghino per business Fabrizio Corona che ha urlato «mi vergogno di essere italiano, me ne vado da questo paese», né quello di Umberto Eco, che secondo le ultime biografie «vive a Milano quando può» e che anni fa dichiarò «se vince Berlusconi divento francese», né quello ancora della rossa cantante Milva per cui «l’Italia è semplicemente insostenibile, forse mi stabilirò a Zurigo, a Berlino, o da qualche altra parte in Germania». Per Vincenzo Consolo, uno dei cittadini siciliani più autorevoli di Milano, si tratta di lasciare soltanto Milano, la sua città d’adozione, dopo oltre 40 anni di convivenza, come ha dichiarato al settimanale Asud’Europa del Centro Pio La Torre.

Non è una reazione alla minaccia di ipoteca del proprio futuro, casomai è il passato per Consolo a essere messo in discussione. La nostalgia dello scrittore è tutta nel ricordo delle ragioni del suo arrivo a Milano, nel 1968. «Oggi la Milano dei miei sogni, delle mia aspettative è una città irriconoscibile, per dirla con Rushdie, una città centrale della menzogna. Adesso però è giunto il momento del ritorno. Torno nella mia terra. Voglio morire nella mia isola».

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Elio e le storie tese l’avevano chiesto a gran voce sei anni fa, cantando sulla falsariga di una marcetta anni trenta: «Litfiba, tornate insieme, vi ricordate di quell’epoca che fu? Litfiba, non vi conviene una carriera da Renzulli e da Pelù! La scena del musicale si è impoverita senza dubbio alcuno. Ricordate quanti “meewh”? Ricordate quanti “Euh”? Io temo non ritornino giammai!». Da oggi gli autori di Litfiba tornate insieme possono dormire sonni tranquilli. I Litifiba ritornano insieme per davvero.

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Vent’anni dopo. A Milano non ci fu nessuna richiesta diretta, mentre a Roma l’amministrazione Vetere non diede seguito alla proposta del creatore di Massenzio, che ammette: «Fu un errore». Per Daverio anche a Marinetti toccò la stessa sorte: «Perché i suoi archivi non li voleva nessuno».

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«Mai avuto rapporti diretti con Fernanda Pivano anche se avevamo molti amici in comune. E non ho mai ricevuto richieste in tal senso, altrimenti non avrei esitato ad accettare una proposta simile». Parola di Carlo Tognoli, sindaco di Milano per dieci anni dal 1976 al 1986, che la Pivano tirava in ballo in una intervista del 1997 quando denunciò il disinteresse delle amministrazioni di Milano e Roma verso il suo corposo archivio composto dalla biblioteca privata e dai suoi materiali di lavoro. «Non è detto poi che eventuali colpe ricadano sempre sul Comune. Ci sono stati anche casi dove gli archivi e le biblioteche private sono andati altrove ma senza che ci si fosse rivolti prima alle amministrazioni, per esempio il fondo Quasimodo se non sbaglio finito in Svizzera. Ma ricordo anche il nostro impegno per il fondo Stendhal».

C’è chi però ammette l’errore e se ne duole come Renato Nicolini, lo storico assessore dell’estate capitolina che a detta della Pivano fece «promesse inutili». «Lo riconosco, è stato un mio insuccesso che mi brucia ancora – dice Nicolini- Parliamo di molti anni fa, i primi anni 80, con la giunta rossa di Ugo Vetere. Avevo avallato personalmente la richiesta della Pivano, ero convinto della buona scelta per tutti: per lei, per noi, per la città. La trattativa con il Comune verteva sulla richiesta di una casa dove poter disporre delle sue cose e il conseguente l’usufrutto, mantendendo la proprietà fino alla sua morte Ovviamente la casa sarebbe stata aperta a studiosi e ricercatori. Putroppo l’amministrazione Vetere non fu in grado di rispondere a questa richiesta. Poi perdemmo anche il Campidoglio alle successive elezioni, e il discorso non venne più ripreso».

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Nel 1990 La Pivano va dal notaio: «Dopo la mia morte, bruciate i miei libri». Motivo? La delusione per i rifiuti e le perdite di tempo procurati dalle amministrazioni di Roma e Milano. Nessuno voleva i 50mila volumi dell’archivio personale. Nicolini prendeva tempo, Tognoli consigliava di tenerli a casa. Poi arrivò Luciano e una libreria speciale sotto la Madonnina.

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Non era una leggenda tra studenti universitari che si potesse andare a trovare Fernanda Pivano nella sua casa di Trastevere, anche senza appuntamento, semplicemente bussando alla sua porta. Bastava citofonare e si entrava nel caos di scaffali che traboccavano libri. Ed era vero. Un patrimonio inestimabile di libri che, divisi tra le case di Milano e di Roma, la Pivano nel 1990 aveva preventivamente stabilito dal notaio di voler destinare al rogo, e non in senso metaforico.
Come confessava a Mirella Serri nel 1997 sulla Stampa, «avevo fatto testamento e lasciato scritto, come mia ultima volontà, che i miei libri, dopo la mia scomparsa fossero bruciati. Non volevo, tra l’altro, che finissero frazionati in bibliotechine universitarie, dopo che gli accademici spesso hanno avversato il mio lavoro».

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VERSO GIUGNO. Chi ha il blog, chi un sito, chi una pagina su Facebook. Ecco come si presentano i candidati. Più istituzionali quelli del Pdl. Sobri e pedagogici i democrat. Anche sulla rete si distinge la truppa dipietrista.

«Sono un assessore provinciale di Catanzaro, nonché consigliere comunale della città capoluogo di regione, e a prescindere da eventuali sollecitazioni, tra l’altro già avute, per sostenere la tua candidatura, mi preme comunicarti che tale decisione, dopo aver visionato la tua esoterica bellezza, è quasi certa. Sei l’esempio pratico di come bellezza, politica, intelletto possono coniugarsi e creare un simposio concertistico di perfezione» (segue numero di telefono). Siamo in politica, bellezza, – anche se per paradosso l’assessore di nome fa Tommaso Brutto – viene da dire leggendo uno dei commenti che compaiono sulla pagina personale Facebook di Barbara Matera, l’ex finalista miss Italia, ex letteronza, ex attrice ed ex presentatrice Rai, foggiana, classe 1981, unico volto nuovo arruolato nella Pdl dal mondo dello spettacolo.

La campagna elettorale dei candidati al parlamento europeo è nel vivo anche in rete. Secondo una recente ricerca coordinata da Stefano Epifani, docente di comunicazione interattiva e tecnologie della comunicazione digitale alla Sapienza di Roma, la maggioranza dei parlamentari italiani è presente sul web. Il 68% ha un proprio spazio: un blog, un sito, una pagina su un social network. Ognuno a modo suo. Lo stesso discorso vale per chi si appresta a tentare di entrare in Europa e chi attende una riconferma a Strasburgo come Iva Zanicchi. Laconico e di servizio il suo blog, anche se si definisce audacemente una «cyber girl»: «Lunedì 25 alle ore 19.30 Iva sarà per un aperitivo al bar Blu moon di Settimo Torinese in via Pieve 12. Sabato 30 alle ore 10 al mercato. Non mancate!».

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Nell’Udienza di Ferreri il candido e ingenuo Amedeo con la faccia di Jannacci, invece di fare le barricate o scrivere le lettere al direttore, andava a chiedere udienza al Papa, finendo respinto come Kafka sulla porta, mentre fuori infuriava il Movimento (era il 1971). Undici anni prima era stato Furio Monicelli con un romanzo a bussare, dal di dentro però, con uno spirito protestante e senza la maschera del grottesco, inaugurando a modo suo un decennio che avrebbe confutato l’idea di Autorità e Potere. Il Gesuita Perfetto, romanzo remoto ad opera di uno scrittore irregolare divenuto tanto celebre nel giro fulmineo di poche stagioni quanto più rapidamente scomparso dal mondo delle lettere, è stato di recente riportato in superficie dal film di Saverio Costanzo.

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Satisfiction: Milano, Revel

Dicembre 17, 2008

Mercoledì 17 dicembre
Dalle ore 20.00

Satisfiction, la prima rivista culturale free press che rimborsa i libri, incontra i lettori per la pubblicazione del suo 5 numero.

Nello spazio REVEL SCALO D’ISOLA, www.thaonderevel3.com , saranno presenti alcuni tra i maggiori scrittori e artisti italiani che collaborano al progetto Satisfiction:

Alessandro Zaccuri, Patrizia Valduga, Alessandro Bertante, Filippo Tuena, Raul Montanari, Antonio Steffenoni, Davide Sapienza, Giuseppe Genna, Paolo Roversi, Piero Negri Scaglione, Chiara Zocchi, Mattia Signorini, Daniele Biacchessi, Igino Domanin, Vincenzo Latronico, Cristina Donà impegnati in letture e reading poetici.

Nell’occasione sarà presentato il nuovo sito www.satisfiction.it : tutti gli arretrati consultabili on line o scaricabili in pdf oltre ai rimandi al blog (tra i blog letterari più visitati di Italia), al gruppo Satisfiction su Facebook (il gruppo culturale italiano con più iscritti, oltre 2700) e My Space (oltre 3800 iscritti), alla trasmissione su RADIO CAPITAL che riscuote sempre più successo come tutto il progetto Satisfiction esaltato dai media come dalla rassegna stampa on line.

Proprio per sottolineare la multìmedialità di Satisfiction saranno presenti le telecamere di Satisfiction Tv: la nuova televisione che debutterà sul web nel 2009 ospitata dalla piattaforma MENSTYLE (VOGUE, GQ, TRAVELLER, VANITY FAIR, AD) sotto la direzione di Swan, regista di tutti i live e di molti video di Vasco Rossi proprio per sottolineare con nuove tecniche digitali come la letteratura sia ROCK!

La serata è ad ingresso libero con prenotazione su www.satisfiction.it, su My Space, sul blog o su Facebook.

Revel
Via Thaon De Revel 3, Milano
www.thaonderevel3.com

Si può parlare e discutere, sempre. Ma di cosa? Il dolore della famiglia Custra non trova pace e non ha risposte. Per voce della vedova si raggiunge subito un punto di non ritorno.
Ormai uno parla e si fa soltanto male, affiorano i ricordi, preferisco starne fuori, anche come madre. Chiudere? Purtroppo si ricomincia sempre quasi tutti gli anni, gli anniversari, una volta sono 15 anni, una volta trenta, una volta per la scuola, una volta per la lapide, una volta per la caserma”.
A parlare è Anna Custra, vedova del vice brigadiere di P.S. Antonio Custra ucciso a Milano nel maggio del 1977, medaglia doro al merito civile conferita da Ciampi nel 2004 come appartenente alla polizia di stato caduto nell’adempimento del servizio per fatti di terrorismo. Anche per Calabresi in quella circostanza ci fu l’onoreficenza.

Raggiunta al telefono dal “Riformista” ha risposto con molto garbo, complice un desiderio di discrezione ancora più forte. Anche per proteggere la figlia Antonia che all’epoca venne alla luce pochi mesi dopo la tragedia. E a lungo, nella speranza forse vana di difenderla, è stata tenuta all’oscuro del dolore che spingeva dal passato e poi  è scoppiato, in un colpo solo. L’anno scorso la figlia ha scoperto la verità, complice Mario Calabresi che, incontrandola a San Giorgio a Cremano per intervistarla per il libro “Spingendo la notte più in là”, gli ha svelato l’identità dell’assassino del padre. Quel Mario Ferrandi che Antonia poi ha fortemente deciso di vedere in faccia da sola, andandolo a trovare a Milano prima a casa e poi durante un sopralluogo, insieme, in via De Amicis. “Non le avevo mai parlato di queste cose per non ferirla. dopo quell’incontro e l’intervista è stato un anno di fuoco, bisognava voltare pagina. Il resto sono tutte chiacchiere. Il libro di Calabresi è sufficiente, sono tutte cose vere e accadute, i fatti di quegli anni, gli anni di piombo”.

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