checco zalone

Live is Checco

«Questa della D’Addario è la storia vera / che si trovò a Palazzo quella sera / e il premier che la vide così bella / sul letto di Putin la mise a pecorella e furono baci e furono sospiri sono altro mille euro se ti giri / durò tutta la notte questa cotta adesso fai una doccia poi un’altra botta». Mediaset, Canale 5, prima serata di una domenica senza pallone. A osare l’impossibile non è stato un rampollo della famiglia Guzzanti, e neanche un comico portabandiera, ma Checco Zalone cantante neomelodico del cabaret comico di Gino e Michele, che in giacca e cravatta con la chitarra al collo in mano ha suonato e cantato una canzone sulla melodia arcinota di “La canzone di Marinella” di De Andrè, che da due giorni rimbalza in rete praticamente ovunque.

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Voglio entrare in classifica cantavano gli Skiantos. Ecco la mia, o meglio, ecco quella mia e di altri 99.  E’ la classifica di qualità promossa da  PordenoneLegge, cioè da Gian Mario Villalta, Alberto Garlini, Valentina Gasparet), e dai membri del Premio Stephen Dedalus, Alberto Casadei, Andrea Cortellessa, Guido Mazzoni, Antonella Anedda e Walter Siti.

Per comodità nomi e cognomi e punteggi si trovano qui. Erano ammessi solo titoli da settembre fino a oggi, di autori contemporanei ma soprattutto viventi.

Che dire? Che Vasta sbaraglia tutti, e che il già futuro Strega Del Giudice viene per secondo, con venti punti di meno, stretto da Scarpa, Pincio e Piccolo. Quindi la scontata vittoria del premio non è così scontata per questi cento lettori.

Che Einaudi fa il pieno, con scrittori con una loro fisionomia precisa, mentre molti autori di genere – di cui pure si è stra-parlato e su cui pure hanno investito- rimangono al palo.  Snobismo dei lettori? O erano snob alcuni incensamenti di questo autunno/inverno? Pure l’autore 2009 Bompiani, Scurati prende pochi e rari consensi.

La poesia non è donna.

La saggistica è schizofrenica.  Su tutti l’ossessione per il nostro premier che nessuno riesce mai a raccontare. La vicevita sui treni scritta da un poeta conta di più dei trentamila download di NIE.  Manica è l’unica raccolta old school di critica letteraria.  Poi segue Calasso.  Affinati neanche è uscito già schizza in alto. Pigrizia? Mettiamo un emoticon e curiosiamo ancora.

Commenti? un articolo di Paolo di Stefano sul Corriere, un tosto rimprovero di Cordelli sempre sullo stesso giornale, e sul Rifo una scorribanda del Mastra.

Missioni. 31 anni, un costume e una identità segreta. Non vola ma pattuglia la città mentre «il crimine oggi scavalca la pena». Le sue armi? «Autodifesa e segnalazioni anonime alla polizia». Si ispira ai comics e al messicano Barrio Gomez. Saviano? «Senza maschera, come Obama». Caso rifiuti? «Mancano ancora i colpevoli».

Ronde sì, ma «è pronto un provvedimento che stabilisce norme severe, con un albo, sull’esempio dei City Angels», parola del ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ronde o presidi che già esistono: «da anni ci sono iniziative su base volontaria non controllate da nessuno». Anche in Emilia Romagna sostiene il ministro. E comunque i «Rambo non saranno ammessi». Rambo no, ma un supereroe? Perché a quanto pare i super eroi esistono, anche da noi.
Ne abbiamo incontrato uno. Il suo nome è Entomo, vive a Napoli. Non è uno scherzo. Entomo è reale. Per la precisione un Real Life Superhero. 31 anni, un segreto «custodito da una ventina di persone», una identità precaria «con i mass media nulla resta segreto per sempre, sono preparato all’eventualità di svelarla, ma non ora». Un fisico normale, vestito con un costume verde chiaro, le maniche scure, nessun mantello, pantaloni neri con stivali marroni, un cappuccio nero e verde. Sul davanti un disegno: « È un segno grafico a metà strada tra un sigma ed una clessidra. Simboleggia l’unione e la comunione al di fuori del tempo spezzato. Anche se la Terra è allo stremo delle sue forze, e siamo fuori tempo massimo, possiamo venirne fuori e ritrovare lo splendore. All’ultimo secondo. Questo è il marchio dell’Uomo-Insetto».

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Dream of life. Al cinema e in dvd il documentario di Steve Sebring sulla «mamma rocker dai capelli grigi», girato tra il 1995 e il 2007. Una storia oramai «privata», tra lutti familiari e l’addio a Ginsberg e Mapplethorpe.

«Lavoravo in una libreria, disegnavo, posavo per Robert Mapplethorpe, scarabocchiavo tra i miei taccuini. Vagavo tra le macerie degli anni 60. Tanta gioia mischiata a malcontento, tante voci levate e represse, il retaggio della mia generazione pareva in pericolo. Sono riuscita a esprimermi attraverso la sgraziata forma del rock. Forse non sono stata niente altro che una pedina incongrua, ma sono comuque grata per le mosse che ho fatto». Patti Smith ritorna a far parlare di sé con documentario sugli ultimi anni di carriera, Dream of life girato dal fotografo di moda Steve Sebring che la segue dal 1995. Presentato l’anno scorso alla Berlinale e al Sundance Festival, è uscito ieri nelle sale italiane ed è disponibile in libreria in dvd per Feltrinelli.

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FUSCO. Raccolti gli articoli sulla leggenda dei «figliastri di Francia». Un libro céliniano, «una umanità dura e disperata», la fucina di uno scrittore vero.

«Una specie di requiem, un memoriale, un’urgenza di ricordi» così recita la notizia che accompagna la pubblicazione per Sellerio dei quattro articoli di Gian Carlo Fusco usciti a puntate su Il Giorno nel 1961, riuniti sotto il titolo di La Legione Straniera (Sellerio, pp. 54, euro 9). Un rito sui generis ma di quali esequie? Quelle della leggenda dei «figliastri di Francia» (ma in realtà provenienti da tutto il mondo, primi tra tutti tedeschi e italiani), corpo militare d’elite (che ancora oggi resiste «da 65mila giorni come conteggia fiero il portale online della legione, dalla grafica grossolana come un menù per turisti, spartano ma sempre valido). rifugio peccatorum di una umanità varia, per motivi e nazionalità: «migliaia di Bernard, Muller,Bianchi, Martinez e Johansson sparirono, un giorno, dietro il muraglione del Fort Saint Nicolas, per uscirne trasformati in altrettanti Bibì»

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INTERVISTA. Si conclude una stagione di angosce ed errori per l’ematologo di Miami. Vacilla la legge del padre che «pensava di non avere scelta».Tutti lo sospettano «ma sarà la paura a restituirgli lucidità». Happy end? «Impossibile, e comunque nessuno vuole la sua riabilitazione». Ipotesi cattura? «Facciamo il tifo per lui..»

«È giusto che i genitori facciano il loro mestiere e mostrino Dexter ai figli quando lo riterranno opportuno, ma anche quando si sentiranno pronti. Non voglio assumermi responsabilità (ride)». Legittima la risposta di Jennifer Carpenter quando le si chiede, proprio ora che si è appena sposata con il protagonista della serie tv Michael C. Hall, di cui nella fiction interpreta la sorella, a che età permetterebbe a un suo eventuale figlio di vedere Dexter. Ma Dexter è qualcosa di più di un semplice cattivo: «il telefilm in cui il cattivo é il buono, e viceversa» come hanno titolato un po’ troppo diplomaticamente sintetici ma efficaci i francesi al momento del lancio della seconda stagione su Canal+. Anche il suo fascino è diverso, «ma se vivessi uccidendo ossessivamente anche nella vita reale, non credo che adesso avrei una moglie» aggiunge ridendo Michael C. Hall, alias Dexter Morgan.

Stasera su FoxCrime andrà in onda l’attesa ultima puntata della seconda stagione. Per l’ematologo della polizia che di notte diventa un serial killer di serial killer, è stata la stagione della crisi, complice anche lo sciopero degli sceneggiatori che ha raddoppiato non volendo la tensione delle puntate. Vacilla infatti il codice del padre Harry, ex poliziotto, non si applicano più in automatico le istruzioni per sopravvivere alle conseguenze delle sue stesse pulsioni. Dexter si trova a un passo dall’essere scoperto dai suoi stessi colleghi, ha un nemico in casa, il sergente Doakes, che gli è più simile di quanto non creda. Persino nella vita privata, sorvegliata e blindata, la sua verità nascosta è accerchiata. Che ne sarà dunque di Dexter? Lo abbiamo chiesto allo stesso protagonista, incontrato a Madrid.

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Ancora un altro libro di Anthony Burgess, e meno male. L’ennesima pedina con cui l’autore inglese prova a fare scacco matto sul pubblico italiano. È un libro niente di meno che sull’importanza di chiamarsi Hemingway. Ma Burgess non era tipo da scoraggiarsi di fronte alle cime, prima le bio di Shakespeare e D.H. Lawrence, poi i sentieri di Marlowe. Un’attitudine quella delle biografie tutta anglosassone e sempre felice.

Ha del ridicolo che la fortuna di Burgess, ancora per molti, sia legata a un solo libro, quell’Arancia Meccanica strapazzata da Kubrick, che contribuì a raffreddare gli animi patrioti in vista della probabile assegnazione del Nobel. Anche da noi Burgess non ha avuto il successo che meritava: non aveva esegeti, non è mai diventato un autore di culto, più che conteso dagli agenti non riuscì a far innamorare di sé le case editrici che pure lo strapagarono (Rizzoli, Einaudi, Mondadori, Garzanti, persino i neoconservatori di Editoriale Nuova, e poi Fanucci che ha provato anni fa a rilanciarlo con l’inedito Il Dottore è ammalato). Ora tenta la via Minimumfax.

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(l’articolo si può leggere anche qui)

Non bastano le immagini dei palazzi sventrati dalle bombe. Con la grafica si aggiungono elicotteri e missili. Il quotidiano sbaglia due volte e ammette l’errore: «L’effetto è da realtà virtuale». Un nuvola di fumo alla Reuters costò un posto.

Il 30 dicembre per il quarto giorno consecutivo gli aerei israeliani bombardano le postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza distruggendo un complesso di edifici governativi. La foto di un palazzo di otto piani sventrato dalle bombe finisce sulle agenzie internazionali del giorno dopo: per strada tre uomini del pronto soccorso camminano sul pavimento delle macerie con l’aria di chi nella notte ha scampato il pericolo. Mercoledì 31 dicembre inizia un nuovo anno ed ecco che il Il Giornale pubblica la stessa foto, allargandone le dimensioni, mettendola tra due pagine: sulla luce tenue che sorge dal basso alle spalle della scena, scende dall’alto uno strano blu scuro, e tutto si fa più cupo per via di nuove presenze. Un elicottero da guerra si alza sopra il palazzo distrutto mentre la scia di un missile poco sotto si stacca dal tetto dell’edificio per prendere la direzione opposta. In tutto questo i tre uomini continuano a camminare senza preoccupazione. La foto è visibilmente contraffatta, oltretutto pubblicata senza alcun credito e senza nessuna indicazione sulla modifica. La foto è dell’agenzia Associated Press, l’autore è il fotografo Khalil Hamra.

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Paul Gascoigne

RITRATTI. La memoria su Youtube inganna: segnava come un attaccante ma giocava in mezzo. Veloce, agile, possente ma sempre ordinato. Due infortuni gravi pesarono più degli eccessi. Con il centrocampista di Tottenham, Lazio e Rangers, la nazionale inglese è arrivata due volte in semifinale tra europei e mondiali.

La stampa sportiva è strana. È capace di raccontare quasi con sadico piacere i rimpianti per i fallimenti dei giocatori che non hanno reso come potevano, e di gettare allo stesso tempo alle ortiche i dettagli che hanno fatto la differenza – dal punto di vista atletico – delle storie interrotte. Come se solo alcuni fossero arrivati in fondo alla carriera come conchiglie sulla spiaggia. Come se quegli strani personaggi che rincorrono un pallone e pensano con i piedi non fossero poi degli atleti.

Dal what if al fallimento il passo è breve, ma spesso nei resoconti giornalistici questa è stata la via più facile per aprire pigramente una nostalgia e richiuderla dopo poche righe sommarie. E sono in molti gli ex giocatori ad aver bisogno più di un onesto biografo che di un avvocato in gamba. Non sempre si può contare su Youtube. Per esempio, sulla tastiera dei professionisti dell’amarcord l’indifferenza per la vita apparentemente senza eccessi di Romario ha vinto sul rimpianto da appassionati sportivi di non aver mai visto il campione brasiliano nel nostro campionato. Due gravissimi incidenti in Olanda con la maglia del Psv Eindhoven (lo stesso club dove sarebbe cresciuto Ronaldo) gli preclusero parzialmente la carriera, almeno agli occhi degli osservatori italiani. Se ne accorse solo Carmelo Bene che in un libretto con Enrico Ghezzi intitolato Discorso su due piedi fece in quattro righe un ritratto del «divino Romario». La Storia continuano a farla i senatori, specie quando gli si offre il destro.

Ma ora che nella trappola dell’alcol c’è finito anche il ragazzo senza macchia Steven Gerrard, uno dei giocatori più forti al mondo apparentemente al riparo dall’idea di scandalo, forse c’è spazio per ripartire da zero.
Per esempio, Paul Gascoigne chi era costui?

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Satisfiction: Milano, Revel

Dicembre 17, 2008

Mercoledì 17 dicembre
Dalle ore 20.00

Satisfiction, la prima rivista culturale free press che rimborsa i libri, incontra i lettori per la pubblicazione del suo 5 numero.

Nello spazio REVEL SCALO D’ISOLA, www.thaonderevel3.com , saranno presenti alcuni tra i maggiori scrittori e artisti italiani che collaborano al progetto Satisfiction:

Alessandro Zaccuri, Patrizia Valduga, Alessandro Bertante, Filippo Tuena, Raul Montanari, Antonio Steffenoni, Davide Sapienza, Giuseppe Genna, Paolo Roversi, Piero Negri Scaglione, Chiara Zocchi, Mattia Signorini, Daniele Biacchessi, Igino Domanin, Vincenzo Latronico, Cristina Donà impegnati in letture e reading poetici.

Nell’occasione sarà presentato il nuovo sito www.satisfiction.it : tutti gli arretrati consultabili on line o scaricabili in pdf oltre ai rimandi al blog (tra i blog letterari più visitati di Italia), al gruppo Satisfiction su Facebook (il gruppo culturale italiano con più iscritti, oltre 2700) e My Space (oltre 3800 iscritti), alla trasmissione su RADIO CAPITAL che riscuote sempre più successo come tutto il progetto Satisfiction esaltato dai media come dalla rassegna stampa on line.

Proprio per sottolineare la multìmedialità di Satisfiction saranno presenti le telecamere di Satisfiction Tv: la nuova televisione che debutterà sul web nel 2009 ospitata dalla piattaforma MENSTYLE (VOGUE, GQ, TRAVELLER, VANITY FAIR, AD) sotto la direzione di Swan, regista di tutti i live e di molti video di Vasco Rossi proprio per sottolineare con nuove tecniche digitali come la letteratura sia ROCK!

La serata è ad ingresso libero con prenotazione su www.satisfiction.it, su My Space, sul blog o su Facebook.

Revel
Via Thaon De Revel 3, Milano
www.thaonderevel3.com