Strout. L’effetto Bush sui candidati nordamericani al premio Nobel
Settembre 23, 2009
La scrittrice di Portland, ex avvocato di NY, parla dei danni devastanti dell’amministrazione pre-Obama: «Imbarazzante sentirsi americana». Se l’Accademia di Svezia esclude Roth & soci è colpa di George? «Non lo escludo». Intanto la storia wasp di una comunità del Maine finisce a casa dei fratelli Coen.

«In molte occasioni mi sono sentita imbarazzata di essere americana. Oggi non puoi essere una persona rispettabile e repubblicana. Bush, negli otto anni di presidenza, si è comportato come un dittatore, calpestando la Costituzione. La sua politica estera ha prodotto effetti negativi anche nella politica interna. Per non parlare di Guantanamo che ci ha fatto vergognare di essere americani. Gli Usa non possono rappresentare in alcun modo un modello per il mondo. Ho grande fiducia in Obama e nelle sue azioni. Certo sta portando avanti politiche di grande cambiamento che di per sé, sono difficili, soprattutto quando il parlamento tenta di ostacolarle».
Nanda e i falò. I libri salvati da Benetton
Agosto 20, 2009
Nel 1990 La Pivano va dal notaio: «Dopo la mia morte, bruciate i miei libri». Motivo? La delusione per i rifiuti e le perdite di tempo procurati dalle amministrazioni di Roma e Milano. Nessuno voleva i 50mila volumi dell’archivio personale. Nicolini prendeva tempo, Tognoli consigliava di tenerli a casa. Poi arrivò Luciano e una libreria speciale sotto la Madonnina.

Non era una leggenda tra studenti universitari che si potesse andare a trovare Fernanda Pivano nella sua casa di Trastevere, anche senza appuntamento, semplicemente bussando alla sua porta. Bastava citofonare e si entrava nel caos di scaffali che traboccavano libri. Ed era vero. Un patrimonio inestimabile di libri che, divisi tra le case di Milano e di Roma, la Pivano nel 1990 aveva preventivamente stabilito dal notaio di voler destinare al rogo, e non in senso metaforico.
Come confessava a Mirella Serri nel 1997 sulla Stampa, «avevo fatto testamento e lasciato scritto, come mia ultima volontà, che i miei libri, dopo la mia scomparsa fossero bruciati. Non volevo, tra l’altro, che finissero frazionati in bibliotechine universitarie, dopo che gli accademici spesso hanno avversato il mio lavoro».
Liste nere. La censura del regime colpì anche gli artisti. Tutti eversivi: dai folksinger Victor Jara e Joan Baez alla regina della disco music Donna Summer, compresi lo scandaloso Gainsbourg e i Pink Floyd. Gli Italiani? Disubbidienti e passionali, come la Carrà.

Che Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni con la sua «maglietta fina, tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto e quell’ aria da bambina, che non glielo detto mai, ma io ci andavo matto» avesse rappresentato per una generazione un tormentone strappalacrime lo sapevamo tutti, ma che potesse in qualche modo portare con sè un senso di libertà e trasgressione tanto da infastidire un regime dittatoriale è una scoperta che vale la pena raccontare. Dagli archivi argentini del Comitato Federale della Radiodiffusione emerge un documento di sette pagine dattiloscritte (disponible online su www.comfer.gov.ar), contenente i titoli di oltre 200 canzoni censurate all’epoca della dittatura militare, tra il 1976.
Per la prima volta il governo argentino autorizza una pubblicazione di questo tipo. «Nessuno si era mai occupato della questione in modo istituzionale – ha dichiaratoo Gabriel Mariotto del Comfer alla rivista Criticadigital, che titola il servizio La discoteca del terror – Per noi ha un’importante rilevanza culturale, politica e sociale» .









