Quelli che “addio Milano, non sei più tu” Eco voleva la Francia, Consolo va in Sicilia
Dicembre 23, 2009
Non sarà lo strappo nazionale evocato dal catanese di nascita e meneghino per business Fabrizio Corona che ha urlato «mi vergogno di essere italiano, me ne vado da questo paese», né quello di Umberto Eco, che secondo le ultime biografie «vive a Milano quando può» e che anni fa dichiarò «se vince Berlusconi divento francese», né quello ancora della rossa cantante Milva per cui «l’Italia è semplicemente insostenibile, forse mi stabilirò a Zurigo, a Berlino, o da qualche altra parte in Germania». Per Vincenzo Consolo, uno dei cittadini siciliani più autorevoli di Milano, si tratta di lasciare soltanto Milano, la sua città d’adozione, dopo oltre 40 anni di convivenza, come ha dichiarato al settimanale Asud’Europa del Centro Pio La Torre.
Non è una reazione alla minaccia di ipoteca del proprio futuro, casomai è il passato per Consolo a essere messo in discussione. La nostalgia dello scrittore è tutta nel ricordo delle ragioni del suo arrivo a Milano, nel 1968. «Oggi la Milano dei miei sogni, delle mia aspettative è una città irriconoscibile, per dirla con Rushdie, una città centrale della menzogna. Adesso però è giunto il momento del ritorno. Torno nella mia terra. Voglio morire nella mia isola».
Intervista a Carandini. Un comò di Troia, c’è guerra a Palazzo?
Novembre 20, 2009
Carandini. Nessuna svendita, ma il sospetto di una lotta interna. Il comitato è indipendente e autorevole ma ha parlato solo Settis. «Mi preoccupa di più il Piano case». I nostri beni? «Irriproducibili, l’unica cosa che la globalizzazione non ci può togliere».
Galeotta fu la commode francese Luigi XV attribuita all’ebanista Antoine Robert Gaudreaus, ma non per il professor Andrea Carandini, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali: «I Beni Culturali hanno problemi più gravi di questa commode francese. Poi ovviamente ci sono forze che se potessero svenderebbero tutto, contro cui Settis giustamente si batte e io al suo fianco. Ma non è il Ministro, né il Mibac né tantomeno il comitato chiamato in causa. Questioni del genere sono sempre complesse ma si corre a semplificare, da una parte il bene dall’altra il male: il bene coincide con la propria espressione, tutti gli altri sono venduti. Non funziona così». Insomma per il celebre archeologo italiano l’allarme lanciato dal direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, in merito alla cessione del mobile francese, va ridimensionato.
Carli’s Way. Il muro
Novembre 12, 2009

Che cos‘è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)
Emiliano Carli. Qui
Si può uscire dalla crisi se si è perso tutto? Spogliarsi come nella pellicola sui disoccupati di Sheffield non basta più. Ci vuole il servizio completo. Un’altra storia intorno alla famiglia Usa, aggrappata a un filo, molto particolare.

C’era una volta Full Monty, il film rivelazione di Peter Cattaneso, anno 1997, nato come produzione a basso costo, premiato da 4 nomination e un Oscar, ma soprattutto diventato un fenomeno di costume. Raccontava la storia di sei disoccupati inglesi, che nella triste Sheffield, cercavano di uscire dalla crisi più nera. Per far fronte a problemi economici e alla sensazione d’inutilità e frustrazione, tentavano un po’ goffamente l’impresa di allestire uno spettacolo di spogliarello maschile. Chi non ricorda i sei proletari folgorati dallo streap tease, che improvvisano in fila per il sussidio un provino sulle note di Hot Stuff di Donna Summer?
Hung, la serie tv che va in onda stasera su SkyUno è il nuovo Full Monty, ma stavolta si è soli, e non basta spogliarsi. Per affrontare la crisi in età adulta ci vuole il “servizio completo”.
Carli’s Way. Romanzo Quirinale
Novembre 10, 2009

Che cos‘è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)
Emiliano Carli. Qui
Carli’s Way. Berlusconi & Marrazzo, chi Escort chi Transit
Ottobre 27, 2009

Che cos‘è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)
Pellicciari: Un’unità fatta con la violenza. Risorgimento da riscrivere
Settembre 17, 2009
(ripreso anche da una delle mie rassegne preferite, Radio Tre Tabloid)
Intervista. «Non la metto certo in discussione, ma fu una riunificazione drammatica, pensata ai danni della Chiesa e voluta da una élite antitaliana». Mazzini? Un manovratore rivoluzionario dall’estero. Cavour? Un genio ma illiberale. Garibaldi? In Perù trasportava guano e cinesi.

Che effetto fa essere citata dal premier?
Naturalmente sono lusingata, all’epoca feci una trafila editoriale di un anno e mezzo per stampare il libro, ricevetti molti rifiuti anche scritti. Mi rivolsero persino accuse pesanti. E allo stesso tempo sono estremamente sorpresa perché la storiografia ufficiale ha sempre negato la realtà drammatica del Risorgimento, e quindi che la citazione sia istituzionale, cioè venga dal presidente del Consiglio è un fatto storico. Quella di Berlusconi è una citazione molto coraggiosa. Nello stesso contesto, il premier ha raccontato di aver chiesto perdono per le efferatezze compiute dagli italiani in Libia. Il mio auspicio è che come è stato trovato coraggio per la Libia, si possa riuscire a chiedere perdono ai cattolici dell’800 per come sono stati calunniati e maltrattati.
Nanda e i falò. I libri salvati da Benetton
Agosto 20, 2009
Nel 1990 La Pivano va dal notaio: «Dopo la mia morte, bruciate i miei libri». Motivo? La delusione per i rifiuti e le perdite di tempo procurati dalle amministrazioni di Roma e Milano. Nessuno voleva i 50mila volumi dell’archivio personale. Nicolini prendeva tempo, Tognoli consigliava di tenerli a casa. Poi arrivò Luciano e una libreria speciale sotto la Madonnina.

Non era una leggenda tra studenti universitari che si potesse andare a trovare Fernanda Pivano nella sua casa di Trastevere, anche senza appuntamento, semplicemente bussando alla sua porta. Bastava citofonare e si entrava nel caos di scaffali che traboccavano libri. Ed era vero. Un patrimonio inestimabile di libri che, divisi tra le case di Milano e di Roma, la Pivano nel 1990 aveva preventivamente stabilito dal notaio di voler destinare al rogo, e non in senso metaforico.
Come confessava a Mirella Serri nel 1997 sulla Stampa, «avevo fatto testamento e lasciato scritto, come mia ultima volontà, che i miei libri, dopo la mia scomparsa fossero bruciati. Non volevo, tra l’altro, che finissero frazionati in bibliotechine universitarie, dopo che gli accademici spesso hanno avversato il mio lavoro».












