Ancora il Signor No di Bar Refaeli e Tsahal invita tutti a boicottarla

Israele. La top model è renitente alla leva dal 2003 ma l’ex fiamma di DiCaprio e musa di “Sports Illustrated”, fa ancora scandalo. Il generale Zamir lancia l’iniziativa. La mamma risponde: «Noi siamo gente che ha successo, pensassero ad altro». Nel 2009 venne censurata come testimonial di lingerie.

Renitente alla leva, perchè riformare non si poteva visto che si tratta di una top model tra le più richieste al mondo. Ma l’esercito per Israele è una cosa seria tanto che viene chiamato per nome, Tsahal, per giunta la leva è obbligatoria, e quindi per la bellissima Bar Refaeli, nata a Hod HaSharon il 4 giugno 1985 da una famiglia proprietaria di un allevamento di cavalli, e che nel 2003 evitò la leva grazie a un matrimonio di comodo, il 2010 è iniziato con una campagna di boicottaggio contro i prodotti da lei reclamizzati. L’ex fidanzata di Leonardo DiCaprio, che proprio a Capodanno i siti di gossip davano di nuovo insieme, continua ad essere per molti colpevole di essersi sfrontatamente sottratta al servizio militare, che in patria si sa è obbligatorio, tre anni per gli uomini e due per le donne.


Già nel 2007 la top model in una intervista apparsa su Yediot Ahronot aveva difeso la sua scelta scatenando polemiche: «Nessun rimpianto per non essermi arruolata, perché così non ho sprecato tempo, le celebrità hanno altre necessità, spero che il mio caso abbia influenzato l’esercito». Poi annunciando la sua decisione di lasciare Israele per stabilirsi definitivamente negli Usa, la modella era caduta nella provocazione: «Perché è giusto morire per il proprio paese? Non è meglio vivere a New York? Israele o Uganda, che differenza fa? Nessuna per me». E infatti dopo essersi sposata con un uomo anziano prima di essere arruolata, divorziò appena ricevuta l’esenzione definitiva. Un escamotage il cui obiettivo era la carriera da modella: «Non rimpiango di non aver fatto il servizio di leva, perché così ho guadagnato un bel po’ di soldi. Non c’è niente da fare, le persone importanti hanno altre esigenze». Una carriera che con la consacrazione a musa di Sports Illustrated paradossalmente ha sovraesposto Bar Refaeli proprio come giovane e sexy testimonial di Israele nel mondo.

Nessuno è profeta in patria, figuriamoci nella patria dei profeti. E stavolta più che dalle colonne degli editoriali, la protesta contro Bar Refaeli arriva direttamente dal generale Avi Zamir, comandante del dipartimento Risorse Umane delle forze armate di Israele, che come riferisce ieri Haaretz ha lanciato la sua proposta nel corso di un convegno a Herzliya (nord di Tel Aviv). Legalmente la modella sembra blindata, ma dal punto di vista etico, l’imbarazzo e l’indignazione continua e allora sarebbe meglio invitare gli israeliani a non comprare i prodotti che pubblicizza: a cominciare da quelli della Fox, catena di negozi d’abbigliamento low cost molto popolare nello Stato ebraico, di cui Refaeli è testimonial e che tappezza gli angoli dei palazzi con immensi manifesti.

Già di dimensioni generose 89-60-89 come si accorse Sarkozy all’Eliseo, la fiamma di DiCaprio si è trovata più volte a suo agio nell’eccesso, meno i suoi connazionali. Come testimonial del marchio francese di lingerie «Passionata», si è vista in autunno censurare dalla comunità ortodossa di Tel Aviv che è riuscita a far rimuovere alcuni cartelloni della campagna pubblicitaria perché le foto erano ritenute «troppo sexy». Anche cambiando continente, restando in versione extralarge,finita con tutte le sue curve sulla fusoliera di un aereo, un Boeing 737 della compagnia aerea Southwest Airlines. In molti però l’anno scorso non hanno gradito l’aereo con le gigantografie della modella, subito ribattezzato «plane porn» e molte famiglie hanno protestato.

Tornando invece alla polemica sulla renitenza alla leva, la Refaeli è stata in passato anche attaccata da una sua collega israeliana Esti Ginzburg: «Il servizio militare fa parte dei valori in cui sono cresciuta, ma evidentemente c’è chi crede in altre cose. Se dobbiamo aiutare il nostro Paese, non c’è da discutere: arruolarsi è un dovere». Ora però, nel rispondere al generale Zamir non ha esitato a scendere la madre della bella renitente, che ha definito «ridicole e vergognose» le parole dell’alto ufficiale, invitando i vertici dell’esercito a guardare agli scandali «di casa loro». «Bar continua ad aver successo e loro continuano a parlare. Noi siamo gente che agisce e ha successo, altri chiacchierano». Signor no, signore.

This entry was published on gennaio 15, 2010 at 1:43 pm. It’s filed under Il Riformista and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink. Follow any comments here with the RSS feed for this post.

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