Les lingeries dangereuses del Burlesque
Novembre 8, 2009
Basta con il nudo e crudo della lapdance. E con le ragazze anni 90, fredde e maledette. Si torna ai formosi anni 50, con uno streap tease elegante e ironico. Due le regole: sul palco calze a rete e giarrettiere, tra il pubblico urla e fischi. Per le donne c’è aria di rivincita. «Tutto è stato scoperto, anche troppo. Ora sta qui la vera trasgressione».

“Fin da quando ero piccola avevo in testa l’immaginario della dive anni 50, un po’ retrò, con quei tratti esteriori accentuati, le giarrettiere, i bustini allungati con i reggicalze, insomma la guêpière con quei lacci chiusi sulla schiena, e poi le calze a rete, dettaglio fondamentale nel burlesque quasi una regola, i tacchi a spillo, i guanti, le movenze sensuali, lo sguardo, il trucco, i vestiti ammiccanti e seducenti. Ho ritrovato questo immaginario in rete scoprendo il burlesque, mi ha conquistata definitivamente ed eccomi qui all’Accademia del Micca”. Margot, perugina, è una delle cinque ragazze italiane che ha passato la selezione annuale per diventare una miss burlesque sul palco del Micca Club di Roma. Ora sta provando in attesa dell’esordio di lunedì.
Cosa è il burlesque? È una forma di intrattenimento sexy e glamour sulla falsa riga dello spogliarello, è la moda del momento, ma anche un revival perchè rimanda allo streap tease americano anni 50 importato dalla Londra vittoriana di fine ottocento. Dentro puoi trovarci anche atmosfere da vaudeville e cabaret tra Pigalle e Quartiere Latino, perchè il burlesque è uno spettacolo circense, da pantomima: sul palco si mischiano generi e stili, e le ragazze incarnano insieme la vamp, la femme fatale e la pin up. Non è lo spogliarello nudo e crudo, ma una performance. Sotto il vestito c’è un corpo diverso dalle modelle in carne (poca) e (molte) ossa, qui esplode la femminilità. Non importa che siano maggiorate, è la femminilità che viene amplificata. Il burlesque è uno spettacolo ricco di sorrisi e sfarzo, un paradosso visto che alle origini era definito come le foliès dei poveri, cioè povero rispetto all’intrattenimento colto come il teatro, proprio per la presenza delle donnine che si spogliavano.
Perchè Margot ha scelto il Burlesque? «È il ruolo che ricopri, se fossi stata una lapdancer sarei diventata un oggetto, qui invece sei tu che domini e giochi e guidi tutto quanto. E lo fai con ironia, con distacco. Non c’è strumentalizzazione. Il burlesque sta uscendo fuori dalla nicchia, spero non diventi commerciale, ma che rimanga speciale. Perchè è una rivincita al femminile. Oggi andare oltre il limite ha portato dei cambiamenti alle radici della sensualità. È necessario un ritorno controcorrente, qualcosa che sia riconducibile al passato, più naturale, questa è la vera trasgressione. Arrivati a certi livelli di estremità, a me il burlesque sembra un ritorno quasi necessario. Tutto è stato scoperto in questi anni, direi anche troppo». Una sensualità troppo schiacciata? «Sì, ora c’è bisogno di curve. Tra anoressiche e modelle magrissime, meglio il burlesque».
Chi c’è tra il pubblico del burlesque? «Ogni volta che sono andata a vedere gli spettacoli di burlesque mi sono ritrovata in mezzo a molte ragazze e a molte donne. Qui non si trovano in soggezione, al contrario degli altri streap. Perchè la donna sul palco gioca anche con le spettatrici, e viceversa. La donna si rispecchia. Vorrebbe essere anche lei così, semplice e naturale mostrando una sensualità forte. Ognuna di loro sogna di essere Dita Von Teese, e sanno che ognuna potrebbe tranquillamente esserlo». Dita Von Teese è la regina americana del revival del Burlesque, una donna molto ammirata per la sua bellezza, di recente Wonderbra l’ha scelta affidandole una collezione di corpetti. Ma il vestirsi burlesque non richiede molta preparazione? «Sì, certo, ma nel curarsi c’è molta più naturalità che nel darsi nuda e cruda».
A guidare l’accademia del Micca è Mademoiselle Agathe, francese, una donna esile a confronto con le misure generose del burlesque ma con charme da vendere, che sta organizzando anche il festival internazionale a dicembre, con star dal mondo anglosassone e Usa: «Nel burlesque non c’è volgarità ma ironia, non c’è gratuità, viene fuori una immagine molto positiva della donna. C’è l’istinto ma anche il senso dell’attesa dello spogliarello. Parla alle donne innanzitutto perché il vestito è stupendo e lo fa con una certa eleganza. La mia soddisfazione è quando vedi che le donne si interessano, e hanno voglia di rifarlo. Siamo troppo presi dalla tv e da quell’immaginario che si dice sexy ma in realtà è duro e meno naturale. Col burlesque prima mi vesto poi mi spoglio, finisco nuda è vero, ma lo faccio con stile, con una certa idea in testa. Il burlesque poi provoca un senso di emulazione molto forte, la gente si iscrive ai nostri corsi, abbiamo ricevuto richieste di serate anche dalla lontana Puglia». Che successo ha avuto in Italia il burlesque? «Qui a Roma, è un delirio, ma anche a Milano hanno una bella scena. All’inizio il pubblico non aveva capito che si poteva anche urlare, fischiare, insomma partecipare. Poi l’entusiasmo è arrivato da sè».
Urla e fischi fanno parte dello spettacolo, anzi sono delle regole classiche come le calze e le giarrettiere. Più si urla più la donna sul palco si spoglia. Il rumoreggiare del pubblico deve accompagnare tutti i passi dell’intrattenimento, in attesa dello spogliarello finale.
Per Grace Hall, romana, anche lei tra le cinque selezionate, il burlesque «ti elettrizza, ti manda in scena con un costume che esalta la tua femminilità, o il modello di femminilità con cui vuoi giocare, ma poi bisogna saper togliere proprio questo, senza rinunciare alla femminilità. Non a caso, si chiama arte dello spogliarello. Sono un’attrice, ho studiato danza e canto, e le forme di cabaret mi hanno sempre incuriosito. Il mese di casting, è stato rigoroso, c’erano tante altre ragazze, e per ognuna c’è stato un appuntamento». Cosa cerca Grace nel burlesque? «Oggi si è persa la voglia di stupire con una sensualità che è diversa da quella degli anni 90 con quelle donne dall’aria e dall’aspetto maledetto, androgine, fredde. Bisogna riscoprire il sorriso, la dolcezza, l’ironia che veniva esaltata nell’immaginario degli 50. La seduzione non è essere un oggetto, ma esserne partecipi. Le pin up come Bettie Page erano attive, lanciavano un messaggio di seduzione e di ironia. Il burlesque è differente da uno spogliarello classico dalla lap dance. La donna qui ha una fortissima complicità con lo spettatore. Senti le urla i fischi ma non sono mai volgari. E tutto questo piace soprattutto alle donne, vorrebbero essere lì al nostro posto. La donna si è bella che rotta le scatole di certi costumi. Ovunque ti giri per vendere qualsiasi cosa c’è un corpo nudo. Una figura passiva. Qua la donna è donna, il cento per cento della femminilità. La sensualità viene afforntata in diversi modi. Bisogna avere un talento, anche comico, immaginarsi dentro un movimento particolare, sensuale, studiato. Non è spogliarsi e sculettare e basta. È l’esaltazione della femminilità e l’uomo ti contempla, come dovrebbe essere sempre, mentre ora non ci si capisce più niente».
Per dare un’idea di come il burlesque abbia fatto breccia nelle donne, Mademoiselle Agathe, coccolandosi le sue ragazze, racconta che «quest’anno al casting molte ragazze sono arrivate preparate. Alcune a malincuore le abbiamo dovute lasciare fuori. Segno però che hanno avuto modo di vedere i filmati, imparare le movenze, immaginare uno spettacolo, darsi una indentità burlesque».
Per Alessandro Casella, stilosissimo direttore creativo, dj lounge e sixties, anima del Micca Club, non si tratta di una vera rivincita delle donne: «La rivincita è soprattutto su un certo tipo di donne che fanno lapdance, o che in teatro o in tv appartengono a una iconografia stereotipata. Il burlesque aiuta a sdoganare le misure che appartengono alla femminilità, come quelle di Dirty Martini: formosa, alta, una donnona insomma, ed è questo che fa esplodere i suoi spettacoli. Ho scoperto il burlesque in America andando a mettere i dischi. Era dieci anni fa. Mai avrei pensato di fare o vedere uno spettacolo così a Roma. Oltre all’accademia che forma delle professioniste, abbiamo aperto una scuola per tutti». E le donne tra il pubblico? «La spiegazione è semplice. La maggior parte dei chitarristi rock sono uomini. Loro non vedono più la donna oggetto, ma pensano: vorrei fossi io, a truccarmi così e sedurre così, facendo vedere poco se non con l’immmaginazione». E le parrucche, i corsetti e i frustini? «La donna non ha perso la sua femminilità nell’intimità, ma tu dagli un personaggio da interpretare, con cui giocare e vedrai. Non è un recupero di qualcosa che si è perso, il burlesque usa le armi che le donne utilizzano solo in privato».Ora però si va scena.








