Una sera del 1972 a sorpresa David Bowie sul palco del Rainbow di Londra si trasformò in Ziggy Stardust. Imperdibile evento che in molti inevitabilmente avranno perso. Curiosamente, tra le righe degli amarcord delle riviste musicali italiane, sono in molti a vantare la propria presenza a quel concerto. Un’epidemia di benedette coincidenze? Lo stesso può accadere con il 77. Chi c’era per davvero? Intanto Franco Cordelli, che scrisse “Il Poeta Postumo” (Le Lettere, pp. 265, € 28),  la cronaca diretta di 16 performances poetiche tenute nella primavera di quell’anno nella cantina del club Beat 72, di cui Cordelli era l’animatore, così come due anni dopo lo fu di Castelporziano.

A recensire il libro fermandosi sulla soglia di documento storico si fa un torto. Sbagliato anche inventarsi a ritroso una presenza anche solo di tono, di feeling con quella stagione “di pubblici vizi e virtù private”. Bisogna passare attraverso Cordelli dunque, e quindi lo scrittore, addentare cioè almeno da una parte le 125 pagine curate da Stefano Chiodi e radunate intorno alle tante foto delle performances, da Bellezza all’assente Orengo. La particolare scrittura del libro che fa lo slalom tra “manie pettegolezzi e rancori” (irrequieto sottotitolo del libro) di una stagione di sperimentalismi, racconta la “fiera delle vanità e il teatro delle crudeltà” di una generazione attraverso il frammento, vale a dire come tenere il toro per le corna nascondendo le mani. Una scrittura precaria ma che ha in mente tutto, ordinata ma indisciplinata. Non il precariato delle trame dei call center, ma della vita che passa imprendibile tra il teatro e la poesia.

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