Poche righe, il resto è immagine.

Un altro film su Batman? Ne valeva la pena. Sul terreno dell’immaginario già consumato si muove qualcosa di autentico, per esempio 152 minuti di un bel film.

Al macero tutta la gomma e la plastica degli altri Batman, via il neogothic di Tim Burton e il lunapark elettro pop di Joel Schumacher. Troppe citazioni che finivano per essere ingombranti, troppo gusto che catturava come una ventosa ma rimaneva statico, troppi squarci sulla monotonia. Il talento dark fa quello che vuole, d’accordo, ma al cinema interessa quello che si può, come diceva un grande regista come Carmelo Bene. E Il cavaliere oscuro s’accontenta e gode.

Cast solido, Gary Oldman che per una volta stacca la spina del lucifero e fa una parte che sembra De Niro, le facce della fedeltà e dell’onestà di Michael Caine e Morgan Freeman fanno il resto.

Storia persino verosimile, con effetti che hanno una loro logica, niente di inutile, nulla di sprecato. Le normali iperboli del fumetto a cui ci si arrende per fiducia, non per resa incondizionata. Di fumetto c’è anche che per oltre due ore e mezza non stacchi l’occhi dallo schermo. E di questi tempi, settati sui 40 minuti di Lost e Dexter (le serie tv che ci nutrono d’immagini come non accadeva da tempo), è un bel risultato.

Per restituire elasticità e morbidezza a un personaggio già intrappolato in una smorfia così come nella fama del predecessore Jack Nicholson (anche se con Joker Nicholson ha semplicemente scherzato…), ci voleva un attore giovane, spregiudicato e versatile, peccato che Heath Ledger non possa godersi questo exploit.

Abituati oramai a una narrazione spesso per ellissi, questo film potrebbe filare anche da solo. Caratteri e personaggi sono ben visibili. L’ anarchia e l’ordine, l’eroe, il cattivo e il custode sono definiti ma non scontati e tutti rimessi in gioco fino alla fine, dove la definizione di dark knight è filologia esistenziale.

Scritto diretto e prodotto da Christopher Nolan, contiene più di un esplicito riferimento al cinema di Michael Mann.

Se è la materia ad essere di per sé torbida e complicata, a volte ci vuole uno stile agli antipodi, magari più cristallino come quello del regista di Insider. Una lezione anche per Peter Jackson cui non riesco a perdonare la riduzione del Signore degli Anelli.