Intervista con Wu Ming 4

Luglio 26, 2008

“Stella del mattino è pura fiction”

In parte editori di se stessi, con libri che diventano in rete dei veri e propri progetti, con appendici di ogni tipo e altro materiale che si accumula intorno, il collettivo Wu Ming assiste al debutto come romanziere del suo numero 4 . S’intitola Stella del mattino, in copertina campeggia Lawrence d’Arabia, personaggio mitico e ambiguo “con cui non ci si immedesima ma si dialoga”, nel libro al centro di una storia particolare, un crocevia di destini già consumati dalla prima guerra mondiale e di ambizioni intellettuali da verificare.

Stella del mattino è ambientato a Oxford contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, parlando di Lawrence

La scelta di Oxford, negli anni 1919/20, è precisa. Mi interessava la storia delle sue imprese vista però al momento del rientro quando Lawrence, un eroe ma anche un personaggio intricato e in parte patologico, deve fare i conti con la sua fama e col trauma post bellico. Il centro di Oxford è un compact di storia britannica, John Donne, Newton, Wilde. Intorno a Lawrence e a questa storia si muovono grandi nomi in erba, tutti giovani reduci dalla prima guerra mondiale: il poeta Robert Graves che provò a mettere in versi l’orrore delle trincee, J. R. Tolkien, che nel conflitto perse due cari amici, C. L. Lewis, autore del ciclo fantasy delle Cronache di Narnia. Tutti interessati allo studio del mito e alla ricerca personale di una strada, poetica o accademica.

Come nasce la scelta di concentrarsi sul personaggio di Lawrence d’Arabia?

Da bambino ero rimasto affascinato dal kolossal con Peter O’Toole, poi in età adulta ho letto i Sette pilastri della saggezza. La storia di Lawrence è un coacervo di battaglie tra critici e storici, fin da quando era ancora in vita. Non c’è accordo sulla sua figura, lui stesso ha fatto di tutto per avvolgersi di una cortina di verità e non verità. Inoltre quasi nessuno di quelli che gli furono accanto, sono riusciti a forare l’armatura del personaggio. Graves ha vissuto per tutta la vita con una immagine personale del suo amico, nonostante siano venuti alla luce negli anni i molti e controversi aspetti della personalità.

Lawrence è al centro di una storia ma non è l’unico protagonista

Volevo provare a riflettere su mito, racconto e storia, per questo ho usato Lawrence come un prisma, per farlo vedere con gli occhi degli altri, punti di vista non necessariamente conciliabili tra loro, che ne rappresentassero le tante sfaccettature. Loro che avrebbero inventato e studiato miti, ne avevano uno portata di mano.

Stella del mattino è pura fiction, un what if molto plausibile anche nelle forzature. Ho immaginato che i destini successivi degli altri, potessero coincidere con quanto disegnato qui (Tolkien in realtà non l’ha mai incontrato), e che ognuno riuscisse a trovare  un punto di svolta nella propria vita passando attraverso Lawrence.

Come ci si trova a scrivere da solo e che cosa differenzia questo libro dalla produzione Wu Ming?

Siamo abituati a discutere tutto e tutti assieme, quasi una scrittura con editing incorporato, dove è impossibile avere dei blocchi visto che siamo in cinque. Ho lavorato molto appartato anche rispetto a tutti gli impegni di Wu Ming senza avere persone con cui confrontarmi. Gli altri lavori solisti nascevano da un’esigenza privata, personale. E infatti sono molto diversi tra loro. Qui confluiscono discorsi e tematiche comuni a tutti, a cominciare dal mito, con Lawrence come cartina di tornasole. La cosa più inedita per l’esperienza di WM (e che riesce a portare qualcosa al collettivo) è stato provare a concentrare unità di tempo spazio e luogo in poche centinaia di metri quadrati, proprio a Oxford, il parnaso della quiete accademica. Gli sprazzi epici ci sono ma come dei flash onirici, scritti in prima persona quasi per toglierli dalla storia.

Nel libro la questione medio orientale è vista da lontano. Più che i grandi temi, sembra esserci una riflessione particolare sulle scelte dei personaggi

È la storia di un gruppo di intellettuali che si trovano a riflettere alla fine di un passaggio della storia.. Lawrence guarda il proprio mito e lo trova ingombrante. Qualcuno ci ha fatto notare che poteva essere letta in senso autobiografico, su come eravamo 5 anni fa, quando ci siamo ritrovati a raccontare eventi, a fare mitopoiesi sul Movimento e sulle grandi scadenze internazionali, quando eravamo scrittori in prima linea, anche ingenuamente. Un fondo di verità c’è.

(Epolis luglio 2008 )