Intervista con Joe Lansdale
Luglio 12, 2008
“L’America? preferisco raccontarla da lontano”
Joe Lansdale è un placido signore che scrive noir e rilascia lezioni private di arti marziali, dal ’97 ha aperto una sua scuola, il Lansdale’s Self-Defense Systems. In Italia grazie all’editore Fanucci e poi a Einaudi è oramai di casa. Texano come il suo presidente, non va però a caccia, “ci andavo da ragazzo quando eravamo poveri, adesso i polli sono più facili da cacciare al supermercato”.
L’ultima sua fatica s’intitola La morte ci sfida, un tributo alle riviste pulp, ai fumetti e ai b-movie dell’orrore. Il libro inizia con una dedica al lettore: “questo non è un libro per grandi riflessioni: popcorn, bicchierone di coca cola e ti metti a sedere sul divano”. Un po’ di snobismo da parte di Lansdale, poi il racconto s’alza di tono, mescola i generi, li forza, con il solito autocontrollo.
A marzo è uscito il Carro magico, ora ritorna con La morte ci sfida, il suo ennesimo libro.
E’ vero mi considerano un autore prolifico, Ad ogni presentazione mi dicono sempre la stessa cosa, ma consideri che scrivo da 30 anni, più o meno un libro e mezzo all’anno. Non una media eccezionale, secondo me. Philip K. Dick ha dedicato addirittura un libro al suo agente delle tasse.
Scrivere lo considero un esercizio regolare se vuoi vivere con la scrittura, per me sono sufficienti tre ore al giorno per 5 giorni alla settimana. Adesso sto scrivendo un racconto lungo e due brevi, una sceneggiatura per un film e uno script per un serial televisivo.
Sono molti i registri che attraversano la sua scrittura. Quanto tempo ha dedicato all’elaborazione di un romanzo come La morte ci sfida?
Mi piacciono le cose leggere come quelle non leggere, così passo dal fumetto a te mi e soluzioni più serie. Quando ho scritto questo libro mi stavo divertendo, l’ho preso come una vacanza. L’ho buttato giù in 15 giorni, l’ho scritto tra due libri serissimi. Lo desideravo fin da ragazzo, poi è stato pubblicato a metà degli anni ottanta, poi riadattato oggi. Per certi versi in anticipo con lo stile di Quentin Tarantino. Mi sono bastati altri quindici giorni per scrivere una sceneggiatura, che è stata comprata da una società francese. La Warner ha fatto molte offerte ma inutilmente. In tutto sono undici le sceneggiature opzionate per un film.
La critica le riconosce di non avere pregiudizi di stile e di genere, di temi e ossessioni.
Ci sono molti lettori affezionati al libro prediletto e al genere scelto per la singola opera, ma quando scrivo penso che tutti i lettori siano come assenti detesto le aspettative, sentirmi osservato mentre scrivo, perché scrivo fondamentalmente per me stesso e mi piace spaziare tra i generi. Mi lascio prendere dai personaggi, sono loro a decidere dove andare e allo stesso tempo a fare i conti con il mio inconscio, di uno che ha letto e scritto tantissimo da sempre.
In un altro libro precedente ha raccolto la sfida di romanzare persino Batman.
Quando ho cominciato non erano in pochi a dirmi di lasciar perdere, pensando che io avessi aspirazioni più strettamente letterarie. Ma io amavo Batman, scriverne è stato un brande piacere per cui non ho avuto nessuna difficoltà a trattare la materia. Spesso qualche lettore si confonde, non riesce a capire in che direzione muove la mia scrittura. La sfida è stata scrivere un romanzo in tutti i sensi, non per ragazzi o un semplice adattamento. Sicuramente non ne avrei scritti dieci di romanzi su Batman. Più che sufficiente scriverne uno, con il quale ho ricavato quattro puntate per la serie tv.
Lei ha più volte dichiarato che il suo paese, il Texas, è uno stato mentale.
Sono un liberal dell’east Texas. Forse per qualcuno è difficile capire cosa voglia dire. Vivo in un paese dove tutti hanno un camioncino e il fucile accanto. Mi sono appassionato alle arti marziali per difendermi e porto in faccia tutti i segni, i bei tratti del viso, naso rotto compreso, sono frutto di esperienza. Quanto amo il presidente Bush.. Esiste un calendario in America dove per ogni giorno c’è una frase stupida del presidente. Non è da tutti riuscire a mettere in fila una sequenza simile. Preferirei avere uno scoiattolo come presidente, anzi a pensarci bene lo abbiamo. Per questo motivo mi piace quando non sono in America, posso dire quello che mi pare. Sono un animale politico, non posso fare a meno di affrontare certi temi sociali, ma anche se sono un indipendente che ha sempre votato democratico, la mia scelta politica non ha nessuna importanza quando scrivo.
( Epolis, luglio 2008 )









