Monolocale. Venti metri quadri dentro un bastione di cemento. Cicactrici, labbra gonfie, tremore continuo. «Cosa è successo? Prima mi devi pagare». E forse non basta.

«Appena sono arrivata ho trovato vigili del fuoco e polizia. La vita per Brenda non era più la stessa. Dopo il caso Marrazzo era sola, disperata, non lavorava, non aveva più amiche. L’altro giorno le ho fatto da mangiare, può darsi che si sia ammazzata veramente. Giorni fa gli hanno rubato il cellulare, la polizia l’ha preso…». Alessia deve essere ancora giovane, ma l’età resta imprecisata perché il suo aspetto è sfatto.
Labbra gonfie, cicatrice sul naso, trema con il corpo, cammina sghemba e parla in automatico, dichiara di essere amica di Brenda. Prima di fermarsi a parlare, ha ricevuto un violento rimprovero da un altro trans, un incontro che è sfuggito ai microfoni che l’avevano inseguita poco prima. Rimprovero duro, senza repliche, poi il transex alto, moro e incappucciato per non farsi riconoscere, è andato via: forse è scattata l’invidia, forse una questione di protezione. Alessia continua a farfugliare riferendosi a Brenda: «Penso abbia ricevuto dei regali da Marrazzo, cose piccole, ma di valore molto alto».

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Carandini. Nessuna svendita, ma il sospetto di una lotta interna. Il comitato è indipendente e autorevole ma ha parlato solo Settis. «Mi preoccupa di più il Piano case». I nostri beni? «Irriproducibili, l’unica cosa che la globalizzazione non ci può togliere».

Galeotta fu la commode francese Luigi XV attribuita all’ebanista Antoine Robert Gaudreaus, ma non per il professor Andrea Carandini, Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali: «I Beni Culturali hanno problemi più gravi di questa commode francese. Poi ovviamente ci sono forze che se potessero svenderebbero tutto, contro cui Settis giustamente si batte e io al suo fianco. Ma non è il Ministro, né il Mibac né tantomeno il comitato chiamato in causa. Questioni del genere sono sempre complesse ma si corre a semplificare, da una parte il bene dall’altra il male: il bene coincide con la propria espressione, tutti gli altri sono venduti. Non funziona così». Insomma per il celebre archeologo italiano l’allarme lanciato dal direttore della Normale di Pisa, Salvatore Settis, in merito alla cessione del mobile francese, va ridimensionato.

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Per blogger e consulenti web, Rupert ha torto ma Google corre troppo. «C’è molta pretattica», sbagliato però «scaricare le difficoltà della carta sulla rete». I motori di ricerca? «Servono anche al Wsj».

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«Come dice Jeff Jarvis, “fai le cose che sai fare e falle meglio che puoi, il resto linkalo”, l’esatto opposto di quello che dice Murdoch». Chi lavora sulla rete ogni giorno e si trova a raccontare gli sviluppi del web come Massimo Mantellini, consulente web e blogger tra i più seguiti in Italia, commenta così le minacce a Google: «In questo gioco di dichiarazioni c’è molta pretattica. Molte delle cose che dice Murdoch potrebbe banalmente farle da sole. Basta aggiungere una riga di codice e Google non ti indicizza più. Mi sembra più un “armiamoci e partiamo” verso la battaglia, con gli altri editori».

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Carli’s Way. Il muro

Novembre 12, 2009

Travel Trip Berlin on a Budget

Che cosè il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)

Emiliano Carli. Qui

Si può uscire dalla crisi se si è perso tutto? Spogliarsi come nella pellicola sui disoccupati di Sheffield non basta più. Ci vuole il servizio completo. Un’altra storia intorno alla famiglia Usa, aggrappata a un filo, molto particolare.

hunghbo2

C’era una volta Full Monty, il film rivelazione di Peter Cattaneso, anno 1997, nato come produzione a basso costo, premiato da 4 nomination e un Oscar, ma soprattutto diventato un fenomeno di costume. Raccontava la storia di sei disoccupati inglesi, che nella triste Sheffield, cercavano di uscire dalla crisi più nera. Per far fronte a problemi economici e alla sensazione d’inutilità e frustrazione, tentavano un po’ goffamente l’impresa di allestire uno spettacolo di spogliarello maschile. Chi non ricorda i sei proletari folgorati dallo streap tease, che improvvisano in fila per il sussidio un provino sulle note di Hot Stuff di Donna Summer?

Hung, la serie tv che va in onda stasera su SkyUno è il nuovo Full Monty, ma stavolta si è soli, e non basta spogliarsi. Per affrontare la crisi in età adulta ci vuole il “servizio completo”.

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Sicurezza. Una via Gradoli al cubo, in una zona dove Alemanno ha stravinto. Un piazzale tra ville con piscina e palazzine residenziali. Qui regnano caseggiati di tufo e cemento, dove la prostituzione si esercita a cielo aperto. Cartelli «affittasi monolocale» a valanga. Impotenti i comitati dei cittadini.

Immagine

«Via Carlo Pirzio Biroli, medaglia al valore, 1909-1943». È l’intestazione della via dove due sere fa Brenda, trans brasiliana coinvolta nel caso Marrazzo, è stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi. I Carabinieri intervenuti l’hanno trovata ubriaca e con addosso delle escoriazioni, ma poi ha dato in escandescenze quando i militari si sono avvicinati, facendosi del male da sola, ed è stata portata in ospedale. Qui ha cercato di aggredire i sanitari e si è ferita con delle forbici. Per lei 5 giorni di prognosi.

Sarebbe un episodio di normale amministrazione, compreso il fatto della violenta litigiosità spesso legata alle droghe e all’alcol, se non fosse per quella via, una strada inerpicata su per una collina della Cassia (una delle zone bene di Roma) che sotto di sè guarda via Due Ponti, il collegamento verso la tangenziale, una zona che per il mondo trans della capitale è come un marchio di appartenenza. Via Biroli termina in un piazzale dove le radici dei pini mandano all’aria l’asfalto, prima di sbattere sul tufo e sul cemento delle costruzioni. Al piazzale finale si accede da un ingresso unico, qui Brenda è stata aggredita, qui da anni va in scena il regno dei trans che costituiscono una comunità a sè dentro dei grigi e umidi caseggiati, collegati tra loro da scale o passaggi, ma soprattutto si prostituiscono direttamente sul piazzale sia di giorno che di notte, aspettando i clienti o gli accompagnatori, compresi taxisti.

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romanzoviminale

Che cosè il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)

Emiliano Carli. Qui

berlino astronauta

«Oggi qui a Berlino c’è un gran caos, ed è anche normale viste le celebrazioni ma nella realtà di tutti i giorni Berlino è una città tranquilla, quasi vuota. In questi giorni è piena di turisti che vogliono rivivere quell’evento, perchè lo sentono molto. Ci sono molti italiani, tempo fa era raro vederli qui, ma si vede che c’è qualcosa di nuovo». La conosce bene Berlino, Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, attualmente Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana di Berlino. Ne è entusiasta, anche perchè sente che l’attenzione internazionale sulla città sta cambiando, e forse l’ennesimo appuntamento con la Storia può essere un alibi: «Parlare del muro è la scusa per parlare della Berlino che sarà, una New York del futuro. Oggi c’è una generazione di ventenni tedeschi che non hanno mai visto il Muro. Il decennale non aveva avuto questa intensità nelle celebrazioni. Oggi Berlino è una città nuova e la capitale. E i festeggiamenti di oggi coincidono con la metamorfosi di Berlino. A Berlino si respira atmosfera. Passato e futuro».

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berlin

(ripescaggi)

Estate tempo di guide turistiche particolari, di baedeker personali. Spesso trasversali: prendi uno scrittore mandalo al polo nord e fagli raccontare come si vede da lì Manhattan. Sembra facile ma non basta un trolley di buoni propositi perché a macerare sotto il sole bisogna portare il proprio mondo, sempre che si abbia avuto il tempo di crearne uno.

“Berlin” del cinquantatreenne scrittore Eraldo Affinati non è il resoconto di una esperienza estemporanea ma la raccolta sistematica di anni di visite, contatti, appunti, ritorni, emozioni, letture, amicizie, solitudini e amori. Rielaborata come fosse una enciclopedia, e strutturata come un romanzo. Sette giorni dedicati alla nuova capitale tedesca, per ogni giorno ventiquattro voci, ventiquattro ore da sciorinare, declinate dal lunedì alla domenica attraverso i pronomi personali: lunedì-io, martedì-tu, mercoledì-lui e così via. Ogni giorno si chiude con la descrizione di un quadro italiano conservato nella Gemäldegalerie berlinese.

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Basta con il nudo e crudo della lapdance. E con le ragazze anni 90, fredde e maledette. Si torna ai formosi anni 50, con uno streap tease elegante e ironico. Due le regole: sul palco calze a rete e giarrettiere, tra il pubblico urla e fischi. Per le donne c’è aria di rivincita. «Tutto è stato scoperto, anche troppo. Ora sta qui la vera trasgressione».

accademiadelburlesquembs_intero

“Fin da quando ero piccola avevo in testa l’immaginario della dive anni 50, un po’ retrò, con quei tratti esteriori accentuati, le giarrettiere, i bustini allungati con i reggicalze, insomma la guêpière con quei lacci chiusi sulla schiena, e poi le calze a rete, dettaglio fondamentale nel burlesque quasi una regola, i tacchi a spillo, i guanti, le movenze sensuali, lo sguardo, il trucco, i vestiti ammiccanti e seducenti. Ho ritrovato questo immaginario in rete scoprendo il burlesque, mi ha conquistata definitivamente ed eccomi qui all’Accademia del Micca”. Margot, perugina, è una delle cinque ragazze italiane che ha passato la selezione annuale per diventare una miss burlesque sul palco del Micca Club di Roma. Ora sta provando in attesa dell’esordio di lunedì.

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