Sicurezza. Una via Gradoli al cubo, in una zona dove Alemanno ha stravinto. Un piazzale tra ville con piscina e palazzine residenziali. Qui regnano caseggiati di tufo e cemento, dove la prostituzione si esercita a cielo aperto. Cartelli «affittasi monolocale» a valanga. Impotenti i comitati dei cittadini.

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«Via Carlo Pirzio Biroli, medaglia al valore, 1909-1943». È l’intestazione della via dove due sere fa Brenda, trans brasiliana coinvolta nel caso Marrazzo, è stata rapinata e picchiata da un gruppo di ragazzi. I Carabinieri intervenuti l’hanno trovata ubriaca e con addosso delle escoriazioni, ma poi ha dato in escandescenze quando i militari si sono avvicinati, facendosi del male da sola, ed è stata portata in ospedale. Qui ha cercato di aggredire i sanitari e si è ferita con delle forbici. Per lei 5 giorni di prognosi.

Sarebbe un episodio di normale amministrazione, compreso il fatto della violenta litigiosità spesso legata alle droghe e all’alcol, se non fosse per quella via, una strada inerpicata su per una collina della Cassia (una delle zone bene di Roma) che sotto di sè guarda via Due Ponti, il collegamento verso la tangenziale, una zona che per il mondo trans della capitale è come un marchio di appartenenza. Via Biroli termina in un piazzale dove le radici dei pini mandano all’aria l’asfalto, prima di sbattere sul tufo e sul cemento delle costruzioni. Al piazzale finale si accede da un ingresso unico, qui Brenda è stata aggredita, qui da anni va in scena il regno dei trans che costituiscono una comunità a sè dentro dei grigi e umidi caseggiati, collegati tra loro da scale o passaggi, ma soprattutto si prostituiscono direttamente sul piazzale sia di giorno che di notte, aspettando i clienti o gli accompagnatori, compresi taxisti.

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romanzoviminale

Che cosè il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. (Amici Miei)

Emiliano Carli. Qui

berlino astronauta

«Oggi qui a Berlino c’è un gran caos, ed è anche normale viste le celebrazioni ma nella realtà di tutti i giorni Berlino è una città tranquilla, quasi vuota. In questi giorni è piena di turisti che vogliono rivivere quell’evento, perchè lo sentono molto. Ci sono molti italiani, tempo fa era raro vederli qui, ma si vede che c’è qualcosa di nuovo». La conosce bene Berlino, Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, attualmente Direttore dell’Istituto di Cultura Italiana di Berlino. Ne è entusiasta, anche perchè sente che l’attenzione internazionale sulla città sta cambiando, e forse l’ennesimo appuntamento con la Storia può essere un alibi: «Parlare del muro è la scusa per parlare della Berlino che sarà, una New York del futuro. Oggi c’è una generazione di ventenni tedeschi che non hanno mai visto il Muro. Il decennale non aveva avuto questa intensità nelle celebrazioni. Oggi Berlino è una città nuova e la capitale. E i festeggiamenti di oggi coincidono con la metamorfosi di Berlino. A Berlino si respira atmosfera. Passato e futuro».

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berlin

(ripescaggi)

Estate tempo di guide turistiche particolari, di baedeker personali. Spesso trasversali: prendi uno scrittore mandalo al polo nord e fagli raccontare come si vede da lì Manhattan. Sembra facile ma non basta un trolley di buoni propositi perché a macerare sotto il sole bisogna portare il proprio mondo, sempre che si abbia avuto il tempo di crearne uno.

“Berlin” del cinquantatreenne scrittore Eraldo Affinati non è il resoconto di una esperienza estemporanea ma la raccolta sistematica di anni di visite, contatti, appunti, ritorni, emozioni, letture, amicizie, solitudini e amori. Rielaborata come fosse una enciclopedia, e strutturata come un romanzo. Sette giorni dedicati alla nuova capitale tedesca, per ogni giorno ventiquattro voci, ventiquattro ore da sciorinare, declinate dal lunedì alla domenica attraverso i pronomi personali: lunedì-io, martedì-tu, mercoledì-lui e così via. Ogni giorno si chiude con la descrizione di un quadro italiano conservato nella Gemäldegalerie berlinese.

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Basta con il nudo e crudo della lapdance. E con le ragazze anni 90, fredde e maledette. Si torna ai formosi anni 50, con uno streap tease elegante e ironico. Due le regole: sul palco calze a rete e giarrettiere, tra il pubblico urla e fischi. Per le donne c’è aria di rivincita. «Tutto è stato scoperto, anche troppo. Ora sta qui la vera trasgressione».

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“Fin da quando ero piccola avevo in testa l’immaginario della dive anni 50, un po’ retrò, con quei tratti esteriori accentuati, le giarrettiere, i bustini allungati con i reggicalze, insomma la guêpière con quei lacci chiusi sulla schiena, e poi le calze a rete, dettaglio fondamentale nel burlesque quasi una regola, i tacchi a spillo, i guanti, le movenze sensuali, lo sguardo, il trucco, i vestiti ammiccanti e seducenti. Ho ritrovato questo immaginario in rete scoprendo il burlesque, mi ha conquistata definitivamente ed eccomi qui all’Accademia del Micca”. Margot, perugina, è una delle cinque ragazze italiane che ha passato la selezione annuale per diventare una miss burlesque sul palco del Micca Club di Roma. Ora sta provando in attesa dell’esordio di lunedì.

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cover sasha

«Sono pronta a cogliere ogni opportunità e ogni cambiamento che mi faccia sentire una donna, una pornostar e un’artista…Lotta Continua, Sasha Grey». Si firma proprio così, la giovane pornostar sul suo visitatissimo myspace. Quale lotta? Forse – come ha dichiarato in conferenza al Tribeca film festival dove in anteprima mondiale è stato presentato The girlfriend Experience – quella per uscire dal mondo dell’hard di cui al momento è una star indiscussa anche solo 21enne. Non è la prima volta che una pornostar finisce a Hollywood ma non sempre viene diretta da un regista premio Oscar.

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cop0-006

Making of. Il documentario in presa diretta sulla lavorazione del capolavoro della rinascita di Hollywood. Una lezione pura di cinema e follia.

«Questo non è proprio un film, non parla del Vietnam, è il Vietnam. È ciò che fu, era follia. Il modo in cui lo abbiamo girato è come gli americani sono stati in Vietnam, Eravamo nella jungla, eravamo troppi, e con troppi soldi a disposizione, troppa attrezzatura e a poco a poco siamo diventati matti». È un Francis Ford Coppola serio, concentrato, quello della conferenza di Cannes del 1979. Al Festival vincerà con Apocalypse Now. Le riprese erano iniziare tre anni prima nelle Filippine. Delle peripezie dell’ estenuante set si può leggere già nel Diario dall’Apocalisse della moglie Eleanor, ripubblicato da Minimum fax. Ma insieme alle annotazioni private, Eleanor fece anche delle riprese dettagliate, incaricata dal marito «forse per tenermi impegnata, forse per timore di una troupe in aggiunta che gli creasse problemi». È il materiale che sta alla base di Hearts of Darkness, il potente documentario realizzato nel 1991 da Fax Bahr e George Hickenlooper, edito da Feltrinelli Real Cinema.

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Escort, Transit, Fiesta

Novembre 2, 2009

carli transit fiesta

Emiliano Carli. Qui

Gradoli 6

Si fa presto a dire che le vie del piacere sono le più facili. Arrivare a via Gradoli può essere un’impresa, perché bisogna risalire la Cassia, la storica via consolare che da anni è diventata un imbuto per l’accesso alla capitale da Roma nord. Anzi un incubo perché ha trasformato molti cittadini in pendolari, viste le tante ore perse nel traffico di andata e ritorno, mentre intorno tutta la zona esplode di abitanti. Scarsi i collegamenti dei mezzi pubblici. Lontano il treno il urbano, un miraggio la metro. “Non vogliamo morire di Cassia!” gridarono nel 2000 i cittadini occupando le corsie, ora tornano a minacciare una manifestazione a novembre, così si legge nei giornaletti locali, per “non rimanere prigionieri”. Più agevole certamente arrivare a via Gradoli di notte, dove però tutto si fa buio e la città si nasconde. I riflettori delle cronache incontrano il neon di squallidi monocali, odoranti di saponi e salviette alla fragola, alcol e panni umidi a stendere dentro. Ma per tradizione, Roma, città fatta di marmo e travertino va vista di giorno perché di giorno si restituisce la sua luce. E anche via Gradoli può trovare la sua splendida giornata di sole.

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hoammazzatob

Shooting Silvio? Pentìti mai. Scrittori intellettuali e produttori cinematografici che in questi anni hanno raccontato la morte del Presidente del Consiglio, con titolo espliciti, difendono la loro libertà artistica, ognuno con motivi diversi. E in alcuni casi, il movente è anche la sinistra, anzi la cattiva sinistra. Quasi tutti i progetti sono del 2005. Tranne uno: Ho ammazzato Berlusconi di Daniele Giometto e Gian Luca Rossi (tratto da un romanzo), del 2006, precedente al fiml di Bernardo Carboni.

Fantapolitica senza successo, però. Finito nel 2006, il film ha avuto problemi di distribuzione, almeno in Italia mentre è circolato nei circuiti dei festival indipendenti. Lo ha prodotto Caterina Rogani per la Collepardo. «Da Rai e Mediaset abbiamo avuto solo porte sbattute in faccia perché “non rientrava nella linea editoriale”», racconta. E il Mibac? «Lo ha riconosciuto come film di interesse culturale ma senza farlo rientrare nei finanziamenti. Il che però comporta la garanzia della distribuzione nelle sale d’essai. Ma poi ci hanno negato anche questo, accampando altri motivi. Dopo il ricorso al Tar, verrà rivalutato in commissione, convocata dal direttore. Ma è troppo tardi. Non andrà più nelle sale».

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